NF 9/2018 - VAT

Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate in merito al trattamento IVA del servizio di ricerca in materia di investimenti reso dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli (risoluzione 8 agosto 2018, n. 61/E).

L’Amministrazione Finanziaria è pervenuta alla conclusione che a detto servizio può risultare applicabile il regime di esenzione, qualora esso concorra, anche se esternalizzato, alla formazione del più generale servizio di gestione dei fondi (art. 10, co. 1, n.1 del DPR n. 633/1972).

Definizione del servizio

L’art. 36 del Reg. UE 2017/565, integrativo della direttiva MIFID II (direttiva 2014/65/UE) stabilisce che “per ricerca in materia di investimenti si intendono ricerche o altre informazioni che raccomandino o suggeriscano, esplicitamente o implicitamente, una strategia di investimento, riguardante uno o diversi strumenti finanziari o gli emittenti di strumenti finanziari, compresi i pareri sul valore o il prezzo attuale o futuro di tali strumenti”.

Detto servizio (cfr. art. 11, direttiva 2017/593/UE) non è considerato “incentivo” a condizione che sia remunerato o direttamente dal gestore mediante risorse proprie, oppure attraverso l’imputazione del suo costo ad un conto di pagamento ad hoc, finanziato mediante uno specifico onere per la ricerca a carico del cliente.

Caratteristiche del servizio

In verità, a seguito dell’aggiornamento delle definizioni, contenute nelle disposizioni comunitarie citate, il servizio in parola acquisisce un nuovo assetto che ne evidenzia la sua autonomia rispetto a quanto accadeva in precedenza, allorché era considerato rientrante nel “servizio di esecuzione di ordini fornito dai negoziatori ai gestori individuali di portafogli”, la cui remunerazione risultava compresa nell’unica commissione di negoziazione pagata al negoziatore.

L’autonomia della ricerca in materia di investimenti farebbe venir meno anche la caratteristica di servizio di intermediazione a cui si applicherebbe il regime di esenzione IVA, come qualificato (“prestazioni di mediazione, intermediazione e mandato”) dai numeri 4) e 9) del comma 1 dell’art. 10, del DPR n. 633/1972.

Tuttavia, la Corte di Giustizia UE, in diverse sentenze (C-235/00 e C-453/05) ha sottolineato che il concetto di intermediazione deve essere riferito ad operazioni “finalizzate” alla conclusione di operazioni di carattere finanziario, per ciò che qui interessa.

Pertanto, il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, “autonomamente remunerato”, non fruisce del regime di esenzione quale intermediazione, a meno che il servizio fornito in outsourcing da un soggetto terzo non formi un “insieme distinto, valutato globalmente che abbia l’effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali del servizio” esente, quale la gestione del fondo, secondo quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza C-169/04 del 4 maggio 2006, caso Abbey National, punto 70.