NF 5/2018 - Human Resources & Labour

Con la circolare n. 5/E del 19 Marzo 2018 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle novità normative introdotte negli ultimi due anni in materia di premi di risultato e welfare aziendale.

Si sintetizzano di seguito le principali questioni affrontate dall’Amministrazione Finanziaria.

Ambito soggettivo

Come noto, dal 1° gennaio 2017 possono fruire della detassazione del 10% sui premi di risultato i lavoratori che nell’anno precedente siano stati titolari di reddito di lavoro dipendente fino ad un tetto massimo di € 80.000 annui.

Per poter applicare la detassazione, è necessario che i premi derivino da accordi aziendali o territoriali e siano rivolti alla generalità dei dipendenti o a una categoria degli stessi.

Sempre a partire dall’anno 2017, l’importo del premio assoggettabile ad imposta sostitutiva è fissato in € 3.000 (aumentato a € 4.000 per i premi oggetto di accordi sottoscritti prima del 24 aprile 2017 che prevedano anche il coinvolgimento paritetico dei lavoratori).

Conversione premi in benefit

Al lavoratore è concessa la facoltà, purché prevista dal contratto aziendale o territoriale, di sostituire il premio di risultato con somme e valori previsti dall’art. 51 del TUIR, ovvero, a titolo esemplificativo:

  • l’uso dell’auto aziendale;
  • la concessione di prestiti da parte del datore di lavoro;
  • la messa a disposizione del dipendente dell’alloggio.

Qualora la conversione sia solo parziale, ossia non assorba interamente il valore del premio, sarà ovviamente assoggettata a tassazione la differenza tra il valore del premio iniziale e la quantificazione del benefit per il quale ha optato il lavoratore, calcolato secondo le modalità espressamente previste dal TUIR per la fattispecie interessata.

Al lavoratore può altresì essere concessa la facoltà di convertire il premio a lui  spettante, integralmente o parzialmente, con servizi di welfare offerti alla generalità dei lavoratori (viaggi, attività sportive, rimborsi di spese scolastiche, attività culturali
etc.).

La conversione del premio in servizi di welfare comporta una notevole agevolazione sia per l’azienda che per il lavoratore, in quanto l’importo del “servizio” goduto è escluso integralmente sia dalla base imponibile fiscale che da quella contributiva, con la conseguenza che l’importo riconosciuto sotto forma di servizio non sarà caratterizzato da alcun onere né fiscale né contributivo (sia per il lavoratore che per
l’azienda, senza specifici tetti previsti dalla legge).

Conversione premi in voucher

Ulteriore ipotesi riguarda la conversione del premio in retribuzione in natura non riconducibile a servizi di welfare, come ad esempio i c.d. voucher, i quali solitamente permettono al lavoratore di fare acquisti presso centri commerciali, di essere utilizzati
in e-commerce o come buoni benzina.

Con riguardo a questo tipo di conversione, rappresentando quanto ricevuto dal lavoratore benefit a tutti gli effetti, la retribuzione in natura non costituirà reddito imponibile ai fini fiscali e contributivi sino al limite di € 258,23 annui.