NF 7/2018

L’indennità sostitutiva delle ferie è da sempre oggetto di qualche incertezza anche nella giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Inizialmente, infatti, si era ritenuto che l’indennità sostitutiva delle ferie e dei riposi settimanali non goduti avesse natura risarcitoria e non retributiva e pertanto fosse esclusa dall’obbligo della contribuzione, restando soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, che decorre anche in pendenza del rapporto di lavoro.

In sostanza, si era considerato che il diritto derivasse dall’inadempimento contrattuale del datore, il quale ha l’obbligo di far godere le ferie al lavoratore, ponendo in rilievo il fatto che con l’indennità si volesse porre rimedio alla perdita del riposo.

Con un altro orientamento giurisprudenziale è stato invece affermato che l’indennità sostitutiva di ferie non godute debba essere assoggettata a contribuzione previdenziale sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo ha carattere retributivo, sia perché un eventuale profilo risarcitorio non impedirebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile.

Infatti, tale indennità costituisce, comunque, un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non è ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione.

La natura retributiva guarda, dunque, alla prestazione contrattualmente non dovuta, perché illecitamente prestata.

Da ultimo, la Corte di Cassazione, con una sentenza dello scorso maggio, ha stabilito che l’indennità sostitutiva delle ferie non è altro che il corrispettivo dell’attività resa in un periodo che avrebbe dovuto essere destinato al riposo (cioè il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in un periodo che, pur essendo retribuito di per sé, avrebbe dovuto essere non lavorato).

La Suprema Corte ha quindi ritenuto che l’indennità sostitutiva di ferie abbia carattere retributivo e goda della garanzia prestata dall’art. 2126 Cod. civ. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore, con conseguente assoggettabilità alla contribuzione previdenziale.