Decreto Cura Italia

Commento all'articolo 65 del Decreto Cura Italia

Paolo Besio Paolo Besio

Il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti negativi che l'emergenza epidemiologica Covid-19 sta producendo sul tessuto socio-economico nazionale, ha emanato, in data 17 Marzo 2020, il Decreto Cura Italia recante misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese.

Paolo Besio, Partner di Bernoni Grant Thornton commenta l'articolo 65 del Decreto: “L’esercizio delle attività commerciali al dettaglio, già fortemente penalizzate dall’inizio della crisi, è stato sospeso per legge a partire dal 11 marzo, salve limitate eccezioni relative al commercio di prodotti alimentari e di prima necessità. Con decreto del 17 marzo il governo, con l’obiettivo di contenere parzialmente gli effetti della crisi, ha introdotto un credito di imposta, pari al 60% del canone di locazione, per il momento relativamente al mese di marzo.

L’obiettivo del governo è certamente meritevole ma l’articolo 65 presenta, nella sua attuale formulazione, alcuni limiti che riteniamo debbano essere rimossi, con una modifica normativa o grazie alla possibilità, riconosciuta, di adottare un’interpretazione sostanziale e non meramente formale della norma stessa. Se così non fosse l’obiettivo del governo sarebbe solo in minima parte raggiunto. Limitare la spettanza del contributo, per esempio, ai soli immobili classificati C 1 vuol dire escludere tutte le attività svolte all’interno di centri commerciali.

Il semplice richiamo ai codici Ateco o alle relative definizioni, per identificare le attività escluse dalla sospensione, e quindi dal contributo, penalizza molti operatori che non commercializzano alcun prodotto alimentare o di prima necessità ma che rientrano in quelle categorie e/o definizioni, spesso troppo generiche”.

 

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