International Business Report

Torna l'ottimismo delle aziende a livello globale

Crescono al 59% (erano il 32% nel primo semestre 2019) gli ottimisti sulle prospettive economiche dei prossimi 12 mesi.

In Italia salgono dell’8% le aziende che prevedono di poter trovare personale qualificato da assumere il prossimo anno.

A livello globale l’80% delle aziende prevede di alzare i salari nel prossimo anno;

Il 41% delle imprese italiane sente il peso dell’incertezza economica, numero comunque inferiore alla media mondiale (49%).

Milano, 16 gennaio 2020 – Secondo l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton, ricerca effettuata a livello globale su circa 5.000 dirigenti di imprese del mid-market, durante l’anno, si registra un aumento dell’ottimismo da parte delle aziende (da 56% a 59%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi,  con una crescita dei ricavi di oltre il 5% negli ultimi 12 mesi per oltre la metà delle imprese intervistate, nonostante il contesto economico difficile.

Crescono anche le aspettative sui ricavi e sulla redditività rispetto alla prima metà dell’anno, sebbene in percentuali modeste: i ricavi aumentano dal 53% al 54%, mentre il sentiment positivo sulla redditività a livello globale passa dal 51% al 54%. Buone notizie anche per quanto riguarda gli investimenti, la prospettiva di crescita è interessante sia per quanto riguarda beni tangibili che intangibili, dove tutti i valori eguagliano o superano quelli della prima parte del 2019, anche se la preoccupazione per la carenza di finanziamenti rimane elevata.

L’incertezza economica – nonostante i piccoli miglioramenti della prima metà dell’anno – torna a crescere e sfiora il massimo storico, con un’impresa su due (49%) che la identifica come un pericolo per il proprio sviluppo, e una su cinque che la percepisce come un problema molto grave. Nonostante ciò, la percentuale di aziende che prevede di alzare gli stipendi nei prossimi 12 mesi raggiunge addirittura l’80%, massimo storico per questo valore.

Focalizzando l’attenzione sull’Europa, l’ottimismo che caratterizza la situazione globale diminuisce sensibilmente rispetto alla prima metà del 2019, passando dal 51% al 45% di aziende che guardano al futuro con fiducia. A preoccupare particolarmente le imprese sono sia la carenza di ordini (38%, in aumento del 6% rispetto al 2018) sia l’incertezza economica (45%), che sfiora il massimo storico dal 2013.

Migliorano invece a livello europeo le aspettative di esportazione (+5% rispetto alla prima metà del 2019), che toccano i valori massimi in tutta la regione.

In Italia la situazione fotografata dai dati sull’ottimismo è particolarmente negativa: la fiducia nella crescita del mercato per i prossimi 12 mesi diminuisce da 37% al 33%, una percentuale nettamente inferiore a quella globale ed europea. Dati positivi invece sull’export, sul quale il 38% delle aziende intende puntare nel prossimo anno. Buone notizie anche per quanto riguarda il personale, visto che il 36% delle aziende prevede di riuscire a trovare impiegati qualificati nel prossimo anno. Come per il resto del mondo, anche in Italia pesa l’incertezza economica (da 39% a 41%), che rimane comunque inferiore alla percezione globale di rischio.

“In base ai risultati dell’ultimo IBR Grant Thornton – commenta Alessandro Dragonetti, Head of Tax Grant Thornton – a livello globale nella seconda parte del 2019 l’ottimismo delle imprese è tornato a crescere (59%) anche se il dato rimane al di sotto della media del 2018 (71%). Questa ventata di positività potrebbe, nel lungo periodo, portare dei benefici anche in Europa ed in Italia dove l'ottimismo economico purtroppo è sceso rispetto ai livelli del primo semestre.  

Nonostante un contesto geo-economico mondiale costantemente messo alla prova dall’instabilità politica, in Italia la positività espressa sull’export rappresenta un segnale di non poca importanza. Per sostenere la crescita delle imprese è dunque fondamentale investire nei giusti driver di sviluppo, tra i quali spiccano le attività di R&S che puntano prioritariamente sull’innovazione e sulla sostenibilità. In base ad alcuni dei risultati dell’IBR Grant Thornton infatti il 71,9% delle imprese che mirano ad aumentare le esportazioni sta incrementando gli investimenti sia in R&S che in IT, rispetto a una media del 45,2%.

Il concetto stesso di impresa è in fase di radicale trasformazione ed è questo il momento – conclude Dragonetti – per investire nel capitale umano, premiando le doti di apertura al cambiamento e accogliendo le sfide che il contesto dinamico in cui operiamo ci sottopone.”