Transfer Pricing

Sei consigli pratici per il Transfer Pricing nel 2020

Paolo Besio Paolo Besio

Il lockdown ha sconvolto le politiche dei prezzi di trasferimento delle imprese multinazionali. Nonostante il graduale allentamento delle restrizioni, permane l’incertezza sui rischi, le circostanze e i comparables utilizzati per determinare i prezzi di libera concorrenza.

Le probabilità di verifiche e contestazioni da parte delle autorità fiscali sono aumentate di pari passo alle incertezze delle imprese circa le precedenti accezioni di rischio e ricavo.

Nei casi più comuni, i distributori a rischio limitato o le entità ‘cost-plus’ potrebbero subire contestazioni dalle autorità fiscali nel caso inizino a registrare perdite, mentre le transazioni che comportano rischi elevati ed elevati profitti non sembrano essere interessate. Nel lungo termine, si potrebbero anche subire verifiche retroattive, quando le autorità fiscali subiranno pressioni dai Governi a corto di liquidità per recuperare parte degli aiuti di Stato concessi e le entrate fiscali perse.

Sulla base delle problematiche segnalateci dai nostri clienti in tutto il mondo, i nostri esperti di TP delineano di seguito le criticità che le imprese potrebbero dover affrontare per determinare i prezzi di trasferimento da applicare, le implicazioni ed i potenziali rischi. Infine, si forniscono 6 suggerimenti pratici per affrontare il tema complesso del TP.

Tra le molte sfide che le imprese si trovano ad affrontare in questo momento, il TP potrebbe non sembrare la più pressante. Tuttavia, ha un impatto su molte delle problematiche da affrontare in maniera più urgente come la gestione dei costi, la stabilizzazione delle entrate ed il modo più efficace per utilizzare i contributi governativi. Inoltre, le decisioni in materia di TP prese nel 2020 potrebbero avere ripercussioni nei prossimi anni, quando le autorità fiscali andranno ad adottare un approccio retroattivo cercando opportunità per aumentare il gettito fiscale derivante dalle imprese multinazionali.

Quali sono quindi gli sviluppi che potrebbero influenzare le politiche di TP e la relativa gestione?

Uno dei principi base del TP è che dovrebbe essere conforme, almeno indirettamente, a qualche forma di transazione osservabile sul mercato o riflettere ciò che due parti indipendenti pagherebbero ragionevolmente in una transazione a prezzo di libero mercato. Il 2020 fornisce scarsi precedenti a cui fare riferimento per entrambi gli approcci di cui sopra.


Cosa significa tutto ciò?

Questione 1: le politiche di TP aperte alla sfida

Molte imprese hanno visto le entrate azzerarsi durante il periodo di lockdown, mentre i costi per il personale e di altro tipo non sono diminuiti. Uno dei principali dubbi in ottica TP è che operazioni tipicamente considerate a basso rischio, quali l’assemblaggio o lo stoccaggio, potrebbero essere ora condotte in forte perdita.

Anche se molti operatori terzi potrebbero anch’essi registrare delle perdite e i prezzi infragruppo dovrebbero riflettere quanto più possibile le realtà economiche esterne, sarebbe comunque necessario giustificare il motivo per cui i rischi sono mutati e perché potrebbero non essere stati pienamente indicati nelle previsioni pre-crisi.

Implicazioni

Il rischio è duplice. Da una parte, le autorità fiscali potrebbero ora mettere in dubbio che alcune delle operazioni a rischio limitato fossero realmente così a basso rischio come dichiarato in precedenza nelle valutazioni ‘cost plus’ e chiedersi se avessero invece dovuto generare maggiori profitti negli anni ‘buoni’. D’altra parte, le imprese si chiedono quale porzione delle perdite che stanno registrando ora può essere assegnata a dette attività a basso rischio, senza rischiare contestazioni da parte delle autorità fiscali.

Per le imprese che generano elevati profitti, quali per esempio entità operanti nel campo dell’innovazione o che possiedono proprietà intellettuale è invece vero il contrario, in quanto paradossalmente potrebbero non subire perdite operative immediate tanto quanto le entità commerciali.

I rischi sostenuti e i ricavi assegnati derivanti da operazioni che coinvolgono proprietà intellettuale ad alto rischio/profitto sono giustificate dal punto di vista del TP? E se ora si cominciassero a registrare perdite sulle operazioni a basso rischio, sulle quali si potrebbe aver pagato meno imposte in passato, si è a rischio di subire una tassazione elevata perché non si riescono a recuperare le perdite?

Un rischio importante è che le anomalie TP messe in evidenza dall’emergenza Covid-19 - ad esempio, se la designazione del rischio è giustificata - potrebbero portare a verifiche da parte delle autorità fiscali. Tali verifiche potrebbero coinvolgere diversi livelli di responsabilità, con diverse priorità: il Paese dove è localizzata la casa madre potrebbe puntare a non condividere gli effetti negativi, mentre a livello locale la controllata potrebbe voler preservare i ricavi.

Mentre le autorità fiscali mirano a incrementare le entrate negli anni a venire, le anomalie in ambito TP potrebbero diventare oggetto di maggiori controlli. Gli approcci che si adottano ora devono perciò essere pienamente giustificabili, tenendo presente le potenziali contestazioni future.

Le verifiche potrebbero interessare gli ambiti più disparati, dalla produzione di beni, alla fornitura di servizi, alla proprietà intellettuale, ai finanziamenti – in altre parole, virtualmente ogni tipologia di transazione. Pur trattandosi di una situazione straordinaria, i rischi possono variare in base alle funzioni e a dove sono localizzate.

La loro mancata rivalutazione potrebbe avere un impatto significativo sul Paese in cui vengono sostenuti i rischi. Allo stesso modo, una modifica delle definizioni di rischio potrebbe avere impatti futuri. Ad esempio ci si aspetta che un’operazione in cui i relativi rischi siano aumentati produca un maggior ritorno in futuro.

Questione 2: quando si tornerà alla normalità?

Dal punto di vista del TP, il periodo di lockdown ha chiaramente rappresentato un fatto eccezionale. Ma che ne sarà del resto del 2020? Mentre le riaperture si intensificano, alcune imprese stanno già registrando un aumento significativo dei ricavi. Ma per molte potrebbero passare mesi, se non anni, prima di tornare ad una situazione vagamente vicina alla normalità.

Implicazioni

La sfida consiste nel determinare quanto a lungo permarranno le condizioni eccezionali a fini TP e quando si potranno ritenere terminate. È inoltre importante determinare se le analisi di benchmark condotte in passato rimangono valide o se è necessario condurne di nuove per il periodo di emergenza Covid-19 e quello successivo.

Anche se molte imprese stanno riaprendo, sentono ancora l’impatto delle restrizioni, come il distanziamento sociale. Pertanto è difficile prevedere come saranno i risultati di questo e del prossimo esercizio. Si potrebbero applicare tecniche di elaborazione dei possibili scenari, ma potrebbe volerci ben oltre la fine dell’anno prima che si possano determinare con certezza gli impatti e la loro durata. Potrebbe pertanto essere necessario suddividere i periodi da una prospettiva TP in prima, durante e dopo l’emergenza.

I gruppi dovrebbero cercare di adottare impostazioni ragionevoli per allineare le loro politiche TP con la realtà di business in cambiamento; ad esempio, capire come riflettere la differente distribuzione di profitti e perdite sulla supply chain. Tra le ulteriori priorità vi è quella di comprendere fino a che punto le operazioni che sono state temporaneamente sospese o ridotte possano essere remunerate in maniera differente rispetto a quando erano in pieno svolgimento.

Questione 3: dubbi sulla destinazione degli aiuti di Stato

La gestione del TP è resa complicata dagli aiuti di Stato, come i contributi governativi per coprire i costi del personale. I governi naturalmente vogliono che i fondi siano utilizzati per supportare i posti di lavoro locali.

Le imprese multinazionali si trovano quindi a dover gestire ricavi e aiuti concessi in Stati diversi. Se uno Stato permette di ripianare le perdite tramite indennità per i dipendenti o prestiti alle imprese, è ragionevole pensare che un altro Stato, meno generoso, debba beneficiarne nel momento in cui (finiti gli aiuti) i ricavi e le perdite vengono ridistribuiti su tutta la supply chain?

Implicazioni

Dal momento che molte operazioni considerate a basso rischio da una prospettiva TP, quali lo stoccaggio, sono relativamente onerose dal punto di vista del costo del lavoro, determinare chi debba beneficiare dei contributi statali e chi sopportare le perdite, genera elevati rischi di verifiche fiscali. È importante assicurarsi che le decisioni in materia di TP e altre questioni fiscali, nonché i relativi calcoli e pagamenti, siano allineati.

Paolo Besio, partner Bernoni Grant Thornton, commenta:

“Le attuali politiche di transfer pricing potrebbero non riflettere la realtà commerciale delle supply chain in difficoltà. Di conseguenza, i profitti e le spese potrebbero non essere allocati nella giurisdizione appropriata. Si rendono quindi necessarie delle analisi ulteriori per correggere questi disallineamenti.”

La via da seguire

Nonostante il lockdown totale che stiamo vivendo oggi non abbia praticamente precedenti in passato, la crisi finanziaria del 2008 fornisce alcuni spunti per comprendere la situazione dei ricavi attuale. Una delle lezioni più importanti della crisi finanziaria è che le verifiche fiscali possono essere effettuate anche anni dopo gli eventi e pertanto le decisioni in materia di TP devono necessariamente essere documentate prontamente per non generare contestazioni.

I vari settori si stanno confrontando per gettare le basi per delle best practice. Tuttavia i loro sforzi sono ostacolati dalla mancanza di benchmark contemporanee e comparables su cui basare le loro raccomandazioni. Anche l’OCSE sta valutando le problematiche di transfer pricing originatesi con l’emergenza Covid-19.

Se raggiungere il consenso è difficile, ed è probabile che le indicazioni siano alquanto generiche, si sta riconoscendo che i Paesi stanno affrontando ‘crescenti necessità di ricavi’ e l’OCSE ha dichiarato che “nella situazione post-crisi, è probabile che affrontare i cambiamenti fiscali portati dalla digitalizzazione dell’economia e assicurarsi che le multinazionali paghino un livello minimo di imposte sarà di primaria importanza”(www.oecd.org).

Le imprese sono quindi obbligate a prendere decisioni in maniera tempestiva basandosi su informazioni imperfette che verranno analizzate con il senno di poi.

Come si possono affrontare queste questioni complesse?

Sei consigli pratici per il transfer pricing nel 2020
1. Rivedere la propria propensione al rischio

Mentre cresce la stretta sui ricavi e sulla liquidità disponibile, stiamo assistendo ad un significativo incremento della propensione al rischio per quanto riguarda il TP in molte imprese. Quando è a rischio la sopravvivenza, questo può essere un modo per trattenere e/o liberare risorse. Nel contempo, i rischi sono incrementati dalla situazione attuale. Si tratta di riuscire a trovare un difficile equilibrio

2. Accettare che molte decisioni saranno provvisorie

L’incertezza costante circa la durata e l’impatto del Covid-19 sulle imprese implica che molte decisioni siano necessariamente provvisorie in questa fase e saranno soggette a modifiche e finalizzazioni a fine anno e oltre.

3. Tener conto degli aiuti statali

Assicurarsi che gli aiuti per il personale e gli altri costi generali e operativi siano presi in considerazione nelle decisioni in materia di TP.

4. Rivalutare le benchmark

Valutare se le benchmark utilizzate per determinare il trattamento TP siano ancora valide e, in caso contrario, come possano essere aggiornate. La natura eccezionale della situazione contingente aumenta inevitabilmente la soggettività delle decisioni. Per questo motivo è importante assicurarsi di avere le giustificazioni e la documentazione necessarie.

Si può anche considerare di modificare le benchmark per includere le perdite e apportare modifiche ai comparables sulla base della riduzione del business registrata da imprese simili nello stesso settore. Potrebbe essere anche necessario considerare approcci alternativi per determinare gli intervalli di prezzi di libera concorrenza, quali la teoria dei giochi, per configurare i comportamenti di parti indipendenti in questa situazione senza precedenti.

5. Tenere traccia in tempo reale

Anche se decisioni definitive in materia di TP potrebbero non essere possibili fino alla fine dell’anno, è importante tenere traccia di dati, documenti/giustificazioni in tempo reale e includerli in un sistema di reportistica mensile. Questo aiuta ad assicurarsi che i rischi siano chiari e monitorati. Tutto ciò potrebbe poi tornare utile in caso di verifica fiscale negli anni futuri.

6. Assicurare coerenza

Assicurarsi che le decisioni in materia di TP siano coerenti e tengano debito conto delle ripercussioni sulle altre priorità in tema di fiscalità e gestione operativa, inclusi finanziamenti, IVA e relazioni con il governo.

Conclusione: meglio prevenire che curare

Gli stravolgimenti nella domanda e nell’offerta hanno portato ad altrettanti stravolgimenti in ambito TP. I cambiamenti andranno di pari passo al ridimensionamento delle operazioni e al calo dei ricavi.

Ma dire semplicemente che si tratta di un periodo eccezionale e modificare l’approccio TP di conseguenza non è sufficiente, dal momento che gli approcci TP utilizzati ora potrebbero portare le autorità fiscali a contestare gli approcci adottati sia prima che dopo la pandemia.

Determinare e difendere le scelte fatte sarà molto più facile se i cambiamenti nel TP sono previsti, gestiti e documentati in tempo reale piuttosto che in maniera retrospettiva.