PMI

Ricerca di capitali per puntare a innovazione e sviluppo

Alessandro Dragonetti Alessandro Dragonetti

Il mercato italiano cresce a rilento e non aiuta l’innovazione delle nostre imprese. Questo è ciò che si evince osservando i dati statistici relativi alla nostra realtà economica. Il tessuto imprenditoriale ad oggi risulta frammentato e caratterizzato da una maggiore presenza di imprese di dimensione piccola e microscopica rispetto agli altri Paesi europei, una caratteristica, che pone un significativo freno alla capacità di innovare e di crescere.

Anche guardando ad una specifica categoria del mercato delle imprese italiane, quello delle PMI innovative (iscritte nell’apposita sezione del Registro delle imprese), tali realtà risultano essere di dimensioni esigue e di vita media elevata (8 anni) e ciò contrasta con il ciclo di vita atteso per la categoria, che dovrebbe distinguersi per una forte e rapida crescita, specialmente se basato su elementi quali l’innovazione industriale, il prodotto, il servizio o il processo.

In un Paese dove l’imprenditorialità italiana rimane fortemente incentrata su dinamiche di proprietà e governance “familiari”, secondo quanto riportato dal Rapporto Cerved PMI 2019, sono ben 100.000 le PMI (su un totale di 150.000) in cui la famiglia esercita il controllo, in molti casi senza l’apporto di soci (74,5%) o di componenti del Consiglio di Amministrazione esterni al nucleo familiare (86,4%). Il risultato è l’assenza di un confronto (che si delinea sempre più necessario) quando si parla di scelte strategiche per lo sviluppo (soprattutto se attraverso processi di integrazione e/o di internazionalizzazione) e l’innovazione della società, che normalmente si instaura nel caso di separazione tra proprietà e management.

I dati non sono incoraggianti, stando a quanto indicato nel sopra citato Rapporto viene confermato che la già lenta crescita delle PMI ha perso vigore, i dati di fatturato sono cresciuti in termini nominali del 4,1%, (in calo rispetto al dato 2017 pari a 4,4%) ma in termini reali si è rimasti sostanzialmente a quanto rilevato nel 2017. Una situazione simile si ha guardando al valore aggiunto, che risulta in crescita (+4,1%) purtroppo però a ritmi più ridotti rispetto all’incremento del costo del lavoro (+5,6%), il che si traduce in un conseguente effetto negativo sulla produttività e sui margini del comparto delle PMI.

Anche dal punto di vista della redditività la situazione non migliora, anzi, per la prima volta dal 2013 i relativi indici risultano in calo: la redditività netta è passata dall’11,7% del 2017 all’11% del 2018.

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