Rivoluzione digitale amministrazione tributaria

Dallo spesometro all’IVA: quanti costi nello studio

Giuseppe Bernoni Giuseppe Bernoni

Giuseppe Bernoni, intervistato da Corriere Economia, interviene sulla rivoluzione digitale dell’amministrazione tributaria che scaricherebbe troppi oneri e costi sui professionisti e sulla norma sullo split payment che penalizza chi lavora con il pubblico.

La fine della legislatura è il momento ideale per bilanci e consuntivi in tutti i settori, ma soprattutto in ambito fiscale. L’individuazione di occasioni perse e novità efficaci è un tema ricorrente, per esempio, tra i commercialisti.

Lo split payment, cioè il mancato incasso dell’IVA esposta in fattura, è uno dei temi più caldi. “Lo scopo qual è?” – si chiede Giuseppe Bernoni, commercialista ed ex presidente nazionale di categoria – “Lo Stato vuole contrastare l’evasione. E non si fida delle aziende perché teme che qualcuno non versi l’IVA.

Così mette in piedi un meccanismo che penalizza i professionisti che dovessero avere prevalenti rapporti con la pubblica amministrazione perché, di fatto, non riescono a scaricare l’IVA. Si tratta di un evidente disagio di carattere finanziario perché i professionisti devono anticipare le somme. Un’incomprensibile decisione penalizzante che va contro la semplificazione.”

E poi c’è la vicenda spesometro, che secondo i commercialisti, costa circa 1.600 euro l’anno ad ogni studio. “Lo spesometro ha avuto una vita difficile” - continua Bernoni – “abbiamo incominciato prima comunicando il saldo delle fatture ricevute e delle fatture emesse, poi hanno spostato i termini a 3 mesi, poi a 6 mesi, poi a un anno.

Adesso, con l’ultima norma, siamo ritornati a 6 mesi. Ma, non sono solo le fatture: l’Erario vuole una serie di dati molto specifici per cui non puoi mandare solo una copia del libro IVA. Il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate ha assicurato che con l’introduzione della fatturazione digitale (primo gennaio 2019) cambierà tutto? Speriamo non sia troppo tardi”.