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Oggi su Il Messaggero, il nostro Partner & Head of International Tax Paolo Besio ha commentato alcuni punti chiave riguardanti la DAC6. Di seguito l’estratto.
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«La normativa DAC6 è sicuramente un passo importante verso l’equità e verso una concorrenza non più basata sulla variabile fiscale selettiva, quindi non più sleale - commenta Paolo Besio, Partner e Head of International Tax di Bernoni Grant Thornton - ci sono tuttavia dei limiti che vanno evidenziati».

Il primo nodo è il rischio di una moltiplicazione degli adempimenti, perché «alcune operazioni sono soggette all’obbligo di comunicazione nonostante siano state oggetto di esame e di accordo con l’autorità competente e già scambiate, a livello comunitario, ai sensi di altra normativa». Poi c’è il tema del segreto professionale, disciplinato diversamente nei vari Stati, cosa che «può generare disparità di trattamento».

Analogamente si avverte l’esigenza di un’interpretazione a livello comunitario. «Considerato che l’ambito di applicazione può essere estremamente ampio - argomenta Besio - la conseguenza è che le singole amministrazioni hanno fornito, con riferimento alla stessa tematica, interpretazioni difformi». A questo si aggiunge il fatto che «alcuni Stati hanno pubblicato le proprie interpretazioni in ritardo e in misura parziale, contribuendo all’incertezza».

Per questo, secondo Besio, si pone un’esigenza di revisione e coordinamento delle varie normative. Anche perché «sembra molto diverso l’approccio di intermediari e di contribuenti: in alcuni Stati la comunicazione è vista come ammissione di colpevolezza e, quindi, da limitare al massimo, in altri c’è molta più disponibilità».

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