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L'uomo del decennio

Giovedì 26 luglio 2012, Londra. Mentre le tensioni sugli spread sovrani minacciano di dilaniare l’Eurozona Mario Draghi prende la parola dinanzi alla scettica comunità della City. L’intervento del presidente della Banca Centrale Europea è breve e incisivo. Si conclude così: «Entro il suo mandato la Bce è pronta a fare qualsiasi cosa sia necessario per preservare l’euro. E, credetemi, sarà abbastanza».

Per questo proposito e per il suo successivo, tenace, rispetto Mario Draghi è l’uomo degli anni ‘10 a schiacciante maggioranza, secondo un sondaggio realizzato da Milano Finanza all’interno della comunità finanziaria. A partire dall’ormai celebre whatever it takes, Draghi «ha salvato l’euro dal fallimento ed è sempre stato molto lucido nel portare avanti una politica monetaria con strumenti anche innovativi e nel gestire le aspettative di mercato», nota un gestore di primo piano.

Ma l’azione di SuperMario oltrepassa i confini dell’Eurozona perché, sottolinea il numero uno di un fondo di investimento, «il suo operato ha influenzato il mondo: la sua leadership nella politica monetaria ha avuto un ruolo enorme nell’area euro, riuscendo a preservarla con l’introduzione di misure innovative importanti anche a livello globale».

Il percorso iniziato con il discorso di Londra e concluso lo scorso 24 ottobre con l’ultima conferenza stampa all’Eurotower incorona l’ex presidente Bce come il personaggio del decennio in ambito economico-finanziario.
Nella stessa capitale inglese, a sei mesi di distanza dall’intervento di Draghi, si compie il destino di un altro protagonista del decennio, stavolta in negativo: David Cameron.

Il 23 gennaio 2013 l’allora primo ministro britannico promette in caso di rielezione un referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Ue entro la fine del 2017. Inizia così l’infinita saga Brexit che porterà il 23 giugno 2016 a una vittoria a sorpresa del Leave, tuttora incerta nelle sue conseguenze. Per la sua spericolata mossa elettorale Cameron è considerato dal panel di partecipanti al sondaggio di MF-Milano Finanza la maggior delusione degli anni ‘10.

Il leader dei Tory «non ha capito che il suo Paese andava indirizzato meglio», osserva un imprenditore, e «ha sottovaluto gli effetti del referendum sulla Brexit, che stiamo vivendo ancora oggi a distanza di anni», aggiunge un primo attore della comunità finanziaria europea. Senza contare che la consultazione indetta da Cameron, «che nei suoi piani avrebbe dovuto rafforzare la sua leadership politica, ne ha invece decretato la fine trascinando il Regno Unito verso la Brexit», conclude un asset manager.

All’ex premier britannico viene insomma rimproverata la scarsa lungimiranza, lo stesso difetto che in molti riscontrano nella politica italiana di questa decade, seconda nella classifica delle delusioni degli anni ‘10. I governi degli ultimi anni sono stati «incapaci di trovare soluzioni idonee a supportare e stimolare la crescita, ivi incluso attraverso le azioni di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e a supporto degli investimenti in Italia di quelle estere», puntualizza un consulente.

Più duro ancora l’esponente di una primaria istituzione finanziaria, secondo il quale «la politica tutta imbroglia il Paese e mente da lungo tempo». Non mancano poi giudizi severi su singoli presidenti del Consiglio, come Mario Monti («non ci ha creduto fino in fondo) e Silvio Berlusconi («non ha portato a termine le riforme attese»).

Se i due personaggi del decennio, nel bene e nel male, sono europei, gli anni ‘20 inizieranno nel segno degli Stati Uniti. Secondo la maggioranza degli intervistati, Donald Trump sarà la persona che a livello globale potrà condizionare maggiormente il settore economico-finanziario con il suo operato nel 2020. In positivo o in negativo. C’è chi elogia il presidente Usa perché dal suo insediamento nel 2017 «ha rotto molti schemi» e chi invece lo critica «per la posizione oltranzista sul processo di conversione verde dell’economia, l’imposizione di dazi che danneggiano il commercio internazionale».

In proposito, nota un gestore, «nell’ultimo anno di mandato Trump può mettere ancora più a repentaglio gli equilibri» geopolitici globali. Sicché le elezioni Usa saranno l’evento determinante del 2020, anche per l’Europa.
Il Vecchio Continente è intanto in cerca di una guida che, secondo alcuni, potrebbe trovare nella nuova presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, o nella nuova presidente Bce, Christine Lagarde, che «potrà stupire coloro che si aspettano comportamenti in linea con quelli del predecessore Draghi», nota un asset manager.

Resta da capire come l’Italia si muoverà sullo scacchiere europeo e internazionale che va ridisegnandosi. Sul punto il panel mostra una certa sfiducia, evidenziata dall’alto numero di risposte «nessuno» alla domanda su chi sarà il protagonista italiano del 2020. «Nel Paese cambia tutto e tutto resta uguale», valuta con amarezza il manager di un’importante società internazionale. «L’Italia ha il destino di essere solo influenzata dai venti globali ed europei, come una barca che al massimo può armare le vele ma non andare contro vento».

Secondo un consulente estero, invece, l’anno prossimo «dopo molti rinvii l’Italia tornerà a essere al centro della discussione in Europa sulla reale capacità di superare la fragilità strutturale dei conti pubblici e della competitività del Paese». In questo contesto il ministro dell’Economia Roberto Gualteri avrà il ruolo del nocchiero «chiamato a un’attività di sintesi economico-finanziaria molto delicata», sottolinea un’altra istituzione internazionale. A meno che nel frattempo non trovi modo di affermarsi Matteo Salvini, che alcuni indicano come la possibile sorpresa del 2020.

Il leader della Lega potrebbe avere un forte impatto sul mercato «se dovesse assumere atteggiamenti seriamente ostili all’euro e all’Ue, rimarca un gestore. Salvini, annota una società di servizi finanziari, «anche dall’opposizione condizionerà la politica, inclusa quella economica, del Paese, che sarà orientata più al breve termine che al lungo». In generale comunque nel panel sembra prevalere l’incertezza sul 2020 italiano, come dimostrano i 12 diversi possibili protagonisti individuati.

Viceversa, nella trama del decennio passato emerge con forza un protagonista dell’economia italiana: Sergio Marchionne. Al manager viene riconosciuto il merito di aver «salvato la Fiat e di averla trasformata con l’acquisizione di Chrysler in uno dei più importanti costruttori al mondo», rendendola «un fiore all’occhiello dell’industria automobilistica globale», spiegano due intervistati.

D’altro lato, precisa un altro, «la sua decisione di abbandonare il progetto Fabbrica Italia ha condizionato le sorti della filiera auto italiana». Grazie all’opera di Marchionne, conclude l’amministratore delegato di un’istituzione finanziaria, «oggi Fca può affrontare la sfida della fusione con il gruppo Peugeot grazie a un posizionamento di valore».