Alessandro Dragonetti, in un articolo pubblicato su Plus24, commenta la possibile revisione dell’imposta di successione per finanziare le riforme proposte dal nuovo Governo, quali flat tax e reddito di cittadinanza.

L’aliquota dell’imposta di successione in Italia, infatti, è oggi molto più bassa rispetto ad altri Paesi: il coniuge, discendente e ascendente in linea retta paga il 4% con una franchigia di 1 milione di euro, gli altri parenti fino al quarto grado il 6% e tutti gli altri l’8%. Nel Regno Unito invece, per esempio, i coniugi sono esenti ma i discendenti diretti pagano una aliquota unica pari al 40%, mentre in Germania si paga da 7% al 30% a seconda dei valori dei beni trasferiti.

“Se il passaggio generazionale è sempre di attualità, l’architettura dell’imposta di successione nei prossimi anni rappresenterà una variabile determinante in tale ambito”: secondo Alessandro Dragonetti, una riforma dell’imposta di successione è meno impopolare di quanto si possa pensare. Tutti se lo aspettano. Gli ambiti d’azione possono essere tre: alzare l’aliquota, abbassare la franchigia e, nel caso di aziende, riconsiderare la base imponibile per uscire dalla logica del “valore contabile”.

Anche le imprese, pertanto, sono coinvolte, soprattutto le Pmi a gestione familiare: circa il 2,3% delle aziende familiari di medie e grandi dimensioni è infatti oggetto, ogni anno, di un passaggio generazionale.