Ricerca & Sviluppo

R&S: i giusti incentivi per crescere

Gli investimenti in R&S favoriscono le economie e le imprese in crescita. Trarre il massimo dai diversi incentivi governativi R&S, sia a livello locale sia internazionale, può aiutare le imprese ad investire per il futuro.

È dimostrato che investire in ricerca e sviluppo rappresenta un fattore fondamentale per l’innovazione e la crescita, sia per i governi sia per le singole imprese. In un’era in cui le attività di ricerca si stanno moltiplicando, l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton mostra che le aspettative nette globali sugli investimenti in R&S sono aumentate al 36% nella prima metà del 2019, rispetto al 31% nella seconda metà del 2018, raggiungendo un livello record.

Questo fa parte di un trend che dura da tempo. Per esempio, gli Stati membri UE complessivamente hanno investito €320 miliardi in R&S nel 2017, ovvero il 2,07% del PIL. Nel 2007, la percentuale di tali investimenti era solo l’1,77%[i]. Tuttavia, nonostante la loro straordinarietà, questi numeri vengono oscurati da quelli di altre regioni e altri Paesi; nel 2015 l’entità degli investimenti in R&S era pari al 4,22% in Corea del Sud e al 3,28% in Giappone. L’UE, attraverso il programma Horizon 2020, mira ad aumentare i propri investimenti in R&S al 3% nel 2020.

Interventi innovativi a sostegno delle attività R&S

I governi di tutto il mondo utilizzano una varietà di strumenti diversi per stimolare la ricerca e lo sviluppo: da un lato per rendere più efficiente il business nel proprio Paese, dall’altro per attirare sia investimenti diretti dall’estero sia talenti internazionali laddove scarseggino competenze specialistiche. Tra il 2000 e il 2013 gli incentivi governativi ammontavano circa al 70% di tutti gli investimenti in R&S fatti dai Paesi OCSE[i].

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento dell’attività governativa in molte regioni, e i relativi benefici non hanno tardato a manifestarsi. Secondo I dati dell’IBR, a Singapore le aspettative nette sugli investimenti in R&S sono aumentate al 17%, un livello record dal secondo trimestre 2017, a seguito dell’introduzione di un nuovo regime di incentivi R&S che prevede una maggiore detrazione fiscale del 250% per la totalità gli investimenti effettuati in R&S. In Polonia, in cui è stata incrementata la detrazione fiscale sugli investimenti in R&S nel 2018, le aspettative nette sugli investimenti sono pari al 44% nella prima metà del 2019, il livello più alto di sempre. Anche l’Italia e la Grecia hanno introducendo cambiamenti al patent box e nuovi incentivi all’innovazione, hanno visto un forte aumento delle aspettative nette sugli investimenti in R&S, rispettivamente, del 44% in Italia -  rispetto al 30% nella seconda metà del 2018, e del 48% in Grecia - rispetto al 16%.

Sulla situazione italiana, il partner di Bernoni Grant Thornton, Sergio Montedoro afferma “Secondo l’ultimo IBR, nonostante un calo dell’ottimismo generale, ben il 45% delle aziende globali prevede di aumentare la spesa in attività di R&S nei prossimi 12 mesi. Nel contesto italiano è registrabile un trend molto simile, il 50% delle aziende infatti ha dichiarato che aumenterà gli investimenti in attività di Ricerca e Sviluppo.

In questa direzione, un esempio calzante e tutto italiano è rappresentato dalle Piccole e Medie Imprese (PMI) Innovative, una particolare tipologia di impresa tipica del nostro tessuto imprenditoriale con una spiccata vocazione all’innovazione e alla ricerca. Ufficialmente riconosciute e regolamentate dal governo italiano, tra i requisiti per ottenere lo status di PMI Innovativa compare l’investimento in attività di R&S. In termini di incentivi, il governo italiano permette a queste imprese di beneficiare di diverse agevolazioni tra cui credito d’imposta per ricerca e sviluppo, piattaforma #ItalyFrontiers, disciplina societaria flessibile, facilitazioni nel ripianamento delle perdite, deroga alla disciplina sulle società di comodo, stock option & work for equity, equity crowdfunding, e molti altri specifici incentivi fiscali ad esse strettamente riservati.

Così come molti studi di settore stanno dimostrando, l’innovazione e la ricerca sono la chiave per trasformare la complessità del panorama economico globale in un’opportunità di crescita e sviluppo.”

Richiedere sovvenzioni richiede tempo

Alcuni Paesi non offrono incentivi fiscali agli investimenti in R&S - per esempio, Germania, Finlandia e Messico forniscono solamente finanziamenti governativi diretti attraverso sovvenzioni. Tuttavia, la recente tendenza è un passaggio dal finanziamento diretto all’applicazione di sgravi fiscali. Infatti, anche il governo tedesco ha proposto l’introduzione di un nuovo credito d’imposta R&S a partire dal 2020 che permetterebbe alle imprese di ottenere un credito fiscale del 25% dei salari e stipendi corrisposti al personale impiegato nell’area R&S[ii].

È ovvio che i Paesi si distinguano in base alle sovvenzioni che promuovono, ma alcune imprese concordano nell’affermare che spesso manchi coerenza nello stesso Paese. Ciò che può essere disponibile un anno potrebbe non esserlo quello successivo causando problemi nella ricerca delle giuste sovvenzioni da applicare.

Le sovvenzioni fiscali in R&S sono sempre più utilizzate, ma le imprese vogliono certezza

Per la maggior parte, gli sgravi fiscali sugli investimenti in R&S si rivolgono a quegli investimenti richiesti dal mercato, e non dai politici. Ogni Paese ha una concezione diversa circa quali siano gli investimenti in R&S idonei all’ottenimento di sgravi fiscali e il proprio approccio ma, in generale, gli sgravi fiscali sono meno prescrittivi rispetto alle sovvenzioni.

Il Regno Unito, ad esempio, ha aumentato in modo consistente il proprio supporto alla ricerca e sviluppo nel 2013, quando il governo ha introdotto uno schema di crediti fiscali rimborsabili per le imprese di grandi dimensioni, mentre fino a quel momento era disponibile solo per le piccole imprese.

Ma la certezza nel sistema è importante tanto quanto il beneficio in sé. Da una parte, il credito fiscale R&S negli Stati Uniti è stato reso permanente solo nel 2015, ben 35 anni dopo la sua creazione. Le imprese non hanno la certezza che un beneficio sia disponibile da un anno all’altro. Ora, almeno, possono tenere il credito fiscale R&S in considerazione nelle proprie previsioni future. Dall’altra parte, in Australia è in corso un dibattito sull’inasprimento del regime fissando un importo massimo di credito fiscale che le imprese possono ottenere.

C’è poi quella categoria di imprese che hanno meno familiarità con i temi R&S e sono meno sicure dell’interpretazione del legislatore circa quali investimenti siano idonei a beneficiare degli incentivi.

In Sudafrica, il governo ha introdotto un incentivo fiscale per gli investimenti in R&S che, secondo il Dipartimento di scienza e tecnologia ha supportato circa R49 miliardi della spesa in R&S dal 2006, un importo modesto se confrontato con il PIL del Paese nello stesso periodo[iii].

I programmi fiscali basati sul reddito incentivano la spesa in R&S?

Spesso definiti come ‘patent box’ o ‘innovation box’, gli incentivi fiscali basati sul reddito prevedono una detrazione sui redditi generati da R&S, come il reddito dalla concessione di licenze o dalla cessione di beni attribuibili a R&S e brevetti. I regimi patent box sono relativamente diffusi e la maggior parte è stata implementata negli ultimi vent’anni. Tuttavia, i Paesi OCSE hanno concordato il cosiddetto Modified Nexus Approach per i regimi di tassazione delle proprietà intellettuali come parte dell’Action Plan Base Erosion and Profit Shifting (BEPS). Tale accordo richiede ai regimi di dimostrare una chiara correlazione tra le spese R&S, la proprietà intellettuale e il reddito da proprietà intellettuale in quella specifica giurisdizione. Di conseguenza, i Paesi che prima non erano allineati hanno interrotto oppure modificato i propri regimi patent box negli ultimi anni.

La Svizzera è tra i Paesi che più recentemente hanno introdotto un nuovo patent box, che sarà efficace nel 2020, che prevede una riduzione della base imponibile massima del 90% sul reddito derivante da brevetti e diritti simili sviluppati in Svizzera[iv].

Tuttavia, alcune imprese non sono sempre consapevoli dei propri diritti. Nei Paesi Bassi, per esempio, è in atto un ampio regime innovation box e i beni idonei all’ottenimento del beneficio includono brevetti, software e beni meno innovativi o ovvi applicati alle imprese più piccole.

Secondo l’OCSE, ci sono meno prove a testimonianza dell’efficienza del patent box nel promuovere ulteriori attività R&S. Questi incentivi basati sul reddito garantiscono risparmi conseguenti agli sgravi fiscali sui redditi da attività R&S e alle sovvenzioni per gli investimenti R&S, incoraggiando le imprese a detenere e sfruttare la proprietà intellettuale sviluppata nella giurisdizione che ha investito nelle attività R&S. Tuttavia, non è chiaro se e quanto questi incentivi stimolino direttamente a investire ulteriormente nelle attività R&S.

 

Note:

[i] OCSE, sett 2016

[ii] Tax Foundation, aprile 2019

[iii] https://www.dst.gov.za/rdtax/index.php/reports/annual-reports/27-2017-18-r-d-tax-incentive-programme-annual-report/file

[iv] Tax foundation, giugno 2019