
Guidare le nuove trasformazioni
Scenario delle PMI italiane
Negli ultimi anni le PMI italiane hanno attraversato una sequenza inedita di shock – pandemia, inflazione, rialzo dei tassi, tensioni geopolitiche – che ha messo in discussione modelli di business spesso basati quasi esclusivamente sull’indebitamento bancario e sulla leadership del fondatore. Oggi, mentre il mercato delle operazioni straordinarie mostra segnali di recupero per numero e valore dei deal, con un ritorno di vivacità nelle transazioni di taglio medio e in molte filiere territoriali, l’attenzione si sposta sempre più dalla “sopravvivenza” alla qualità della crescita e alla capacità di rafforzare la posizione competitiva. In questo contesto la combinazione tra cicli di investimento, passaggio generazionale e utilizzo intelligente degli incentivi pubblici sta ridisegnando le traiettorie di moltissime imprese, aprendo un nuovo ciclo in cui capitale, governance e innovazione diventano leve inscindibili.
Capitale e M&A come leva di crescita
Il mercato del private capital e dell’M&A mid-market ha assunto un ruolo sempre più visibile nelle strategie delle PMI: negli ultimi due anni si registra una crescita significativa delle operazioni che coinvolgono imprese di dimensione media, con un peso crescente dei fondi sia come acquirenti diretti sia come motori di piattaforme industriali impegnate in operazioni di “add-on”. Non si tratta solo di deal difensivi, ma sempre più spesso di progetti di aggregazione, internazionalizzazione e diversificazione, in cui l’ingresso di capitale di rischio porta con sé competenze manageriali, governance più strutturata e una diversa cultura della misurazione dei risultati. Per molte PMI questo passaggio implica un cambio di paradigma: non “vendere l’azienda”, ma aprire il capitale a un partner che consenta di accelerare piani industriali che, con le sole risorse interne, richiederebbero tempi molto più lunghi e un profilo di rischio meno gestibile per la famiglia imprenditoriale.
L’onda del passaggio generazionale
Su questo sfondo si innesta la grande onda del passaggio generazionale: oltre il 90% delle PMI italiane è a controllo familiare e nei prossimi anni centinaia di migliaia di imprenditori dovranno affrontare il tema della successione, spesso in assenza di un piano strutturato e di una visione chiara sul ruolo della nuova generazione. Le statistiche mostrano che solo una minoranza delle imprese familiari supera con successo il primo cambio di guida e che la percentuale si riduce ulteriormente man mano che ci si allontana dalla generazione del fondatore, segnalando un rischio sistemico per intere filiere produttive. In questo contesto l’incrocio tra successione, operazioni di M&A (anche di taglia medio-piccola) e apertura selettiva del capitale a investitori finanziari o industriali diventa spesso la via per garantire continuità all’impresa, monetizzare parte del valore costruito e al tempo stesso attrarre competenze nuove in grado di guidare le trasformazioni necessarie.
Transizione 5.0 come acceleratore
La trasformazione digitale ed energetica rappresenta l’altro grande driver di cambiamento: il nuovo piano di Transizione 5.0 per il biennio 2024–2025 mette a disposizione miliardi di euro in crediti d’imposta per favorire investimenti in tecnologie abilitanti e in efficienza energetica, strumenti che molte PMI stanno già utilizzando soprattutto per il rinnovo del parco macchine e l’automazione dei processi. Allo stesso tempo, i monitoraggi sullo stato di avanzamento del PNRR mostrano come, pur a fronte di risorse complessive molto rilevanti, l’impatto macroeconomico resti inferiore alle attese quando gli incentivi non si agganciano a piani industriali solidi, a una chiara strategia digitale e alla capacità di sviluppare competenze interne. Per le PMI la vera discriminante non sarà quindi solo “accedere al contributo”, ma usare questi strumenti come catalizzatori di progetti di trasformazione più ampi, spesso accompagnati da un ripensamento della struttura finanziaria e, ancora una volta, dall’ingresso di partner in grado di condividere rischio e visione di lungo periodo.
Il nuovo ruolo dei consulenti
L’intreccio tra capitale di rischio, passaggio generazionale e Transizione 5.0 sta ridisegnando anche il ruolo dei consulenti finanziari, patrimoniali e industriali, chiamati sempre più spesso a fungere da “traduttori” tra esigenze della famiglia, logiche dei mercati dei capitali e opportunità offerte dalla regolazione. Per chi lavora con le PMI questo significa affiancare l’imprenditore nella lettura strategica delle opzioni sul tavolo – dalla vendita totale al partner industriale fino alle forme ibride di apertura del capitale, passando per percorsi graduali di M&A – integrando analisi economico-finanziaria, pianificazione patrimoniale e governo dei processi di cambiamento organizzativo. In un Paese in cui l’impresa familiare resta la forma dominante, la capacità di anticipare questi snodi, rendere consapevoli gli azionisti delle alternative disponibili e orchestrare in modo coerente capitale, governance e incentivi diventerà uno dei veri fattori competitivi per le PMI che aspirano a restare protagoniste del prossimo ciclo di crescita.
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