article banner
Overview

Environment, Social, Governance: la priorità è l’integrazione

La sfida della transizione ad una economia guidata dai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance vede nel 2023 la grande opportunità di integrare le buone pratiche nei processi aziendali, nelle dinamiche dei rapporti interni ai vari settori e tra diversi settori economici.

In tale ambito, il tema della “materialità” (ossia, significatività per gli ESG) costituisce oggi l’architrave di ogni analisi di reporting non finanziario o, meglio, di sostenibilità; è necessario quindi che lo stesso venga compreso dalle imprese che devono integrare la sostenibilità a pieno titolo nei propri assetti gestionali, pur non essendo oggi destinatarie di obblighi specifici sulla rendicontazione.

L'Unione Europea ha configurato per la “rivoluzione della sostenibilità” un quadro normativo tanto complesso quanto stringente che impegnerà ogni sistema Paese a procedere con tempi definiti e metodi puntuali, che saranno tuttavia influenzati dalla realtà operativa e strutturale dove tale quadro normativo sovranazionale dovrà innestarsi.

Questa rivoluzione richiede l’adozione di irreversibili processi di cambiamento in tutte le imprese italiane, incluse le PMI, che sono e verranno sempre più investite da queste trasformazioni con riguardo alle funzioni e agli organi, a cominciare dalla strategia, dai comportamenti e dalle decisioni dei Consigli di Amministrazione e del top management, con effetti non solo interni, ma anche rispetto a clienti, fornitori, finanziatori e investitori.

A fronte della sfida della sostenibilità, partendo dall’analisi sulla realtà operativa e strutturale italiana, è necessario approfondire il nuovo quadro normativo europeo dell’informativa ESG e le sue profonde conseguenze per le aziende italiane, specie se PMI, e per le loro strategie, i loro equilibri economico-finanziari e il loro “nuovo” futuro.

A partire dall’accordo di Parigi (2015) che detta la strategia di decarbonizzazione (con gli indici low carbon), all’ufficializzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e agli atti delega della Commissione UE del 21 aprile 2021, fino alla Direttiva Europea Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea, il 14 dicembre 2022, la sostenibilità ha assunto un ruolo sempre più centrale nei progetti di sviluppo delle istituzioni europee e nei percorsi delle principali società ed organizzazioni secondo le ambizioni e gli obiettivi del Green Deal europeo (dicembre 2019).

Si tratta di una nuova strategia che ha le finalità di trasformare l’Unione Europea in una società equa, competitiva e carbon-neutral entro il 2050. In questo nuovo contesto si prevede che gli aspetti sostenibili (prima della Direttiva CSRD "non finanziari") Enviromental, Social, Governance (ESG), dovranno essere sempre più integrati nella compliance aziendale di bilancio e finanziaria.

L’Italia si è dimostrata pronta ad allinearsi alle novità del framework internazionale. Le informazioni non finanziarie hanno acquisito una sempre maggiore rilevanza per effetto della rendicontazione obbligatoria prevista dal Decreto Legislativo 254/2016, alla quale si è orientata la policy di sostenibilità delle PMI, anche su base volontaria, verso un modello di business sempre più attento agli aspetti ambientali, sociali e di governance, quale prerogativa essenziale per rimanere sul mercato.

Il 16 dicembre 2022 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la Direttiva n. 2022/2464 riguardante la rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – “CSRD”), mediante la quale la Commissione ha integrato e modificato le disposizioni della Direttiva 2013/34/UE, concernente l’obbligo di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario per imprese di grandi dimensioni.

La direttiva CSRD cambia la prospettiva (oltre che la terminologia) in materia di corporate sustainability reporting, prevedendo che le informazioni di sostenibilità (non più definite “non finanziarie”, in quanto le tematiche ESG hanno impatti anche direttamente sui risultati economico-finanziari) diventino parte integrante della relazione finanziaria annuale. Più precisamente, i fattori ESG delle imprese, anche medio-piccole, devono essere contenuti nella relazione sulla gestione (e non più in report separati), allineando in tal modo anche i processi di produzione dell’informativa societaria complessiva.

I nuovi obblighi previsti dalla CSRD si applicheranno progressivamente, con ampliamento nel tempo della platea dei soggetti interessati; comunque, è ammesso anche per le PMI non quotate di rendicontare, su base volontaria, le attività svolte in tema di sostenibilità. Per le PMI inoltre saranno introdotti degli standard di rendicontazione specifici per le loro esigenze e caratteristiche.

Il sistema bancario è considerato un elemento centrale nell’ambito della transizione a un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Le banche sono infatti gli enti che veicolano le risorse finanziarie verso investimenti che possono essere più o meno sostenibili. Le autorità di vigilanza internazionali e nazionali hanno emanato una serie di norme che prevedono che nella gestione di un’impresa bancaria si considerino i fattori ESG.

Per una corretta e completa redazione del bilancio 2023 quindi le imprese devono tener conto delle informazioni sulla sostenibilità. Ormai investitori e finanziatori non richiedono solo i dati strettamente quantitativi contenuti nel bilancio d’esercizio, ma anche altre informazioni che, seppur di carattere non finanziario, ne diventano ristretta pertinenza. Si tratta dei requisiti ESG, il cui rispetto viene rappresentato nella “Dichiarazione delle informazioni sulla Sostenibilità”.

In questo contesto, pertanto, le imprese saranno chiamate a rappresentare tutte le informazioni superando le disomogeneità di rappresentazione e fornendo dati misurabili e comparabili.