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Approfondimento

Il ruolo decisivo delle banche e dei fondi di turnaround

Il D.L. 118/2021 con l’introduzione del nuovo strumento della composizione negoziata della crisi di impresa sembra cambiare definitivamente l’approccio alle situazioni distressed o di possibile insolvenza. Il legislatore è passato dall’ottica del creditore a quella del mercato e dell’impresa, portando un reale e concreto sostegno al tessuto imprenditoriale che oltre alla situazione pandemica si troverà ad affrontare un ulteriore calo di redditività dovuto al forte aumento del costo dell’energia e delle materie prime insieme ai ritardi nella consegna delle merci.

In questo scenario complesso e delicato, la composizione negoziata della crisi di impresa si inserisce come grande opportunità di portare gli accordi stragiudiziali in un contesto definito e confidenziale, con il nuovo ruolo dell’esperto “facilitatore” in affiancamento all’imprenditore e ai consulenti incaricati.

Partita solo a Novembre 2021, scontando anche un avvio lento dovuto alla gestione della fase preparatoria e ad un atteggiamento ancora attendista da parte delle imprese, la sua efficienza ed efficacia verrà valutata dopo il primo anno di entrata in vigore (a fine 2022), ma non c’è dubbio che il suo successo dipenderà fortemente dalla partecipazione dei vari attori presenti al tavolo (imprese, banche, esperto, terzi investitori).

 

Quali i fattori di rischio?

Nonostante il D.L. 118/2021 preveda una partecipazione attiva ed informata delle banche il rischio che si corre è che la loro partecipazione sia insufficiente, questo soprattutto perché la convocazione delle banche è successiva alla predisposizione di una prima ipotesi di ristrutturazione che viene infatti valutata in via preliminare tra imprenditore, i suoi consulenti e l’esperto.

L’esperto come già detto convoca le parti solo se ritiene il risanamento possibile e dunque quando sono state già ipotizzate delle possibili soluzioni alla crisi, le banche quindi non avranno tante possibili alternative soprattutto considerando che i 180 giorni decorrono dall’accettazione dell’esperto e non dalla convocazione dei creditori.

Chiaramente se questa fosse la situazione c’è il rischio alto che un atteggiamento passivo delle banche porti non tanto all’applicazione della composizione negoziata stragiudiziale ma all’alternativa del concordato senza maggioranze, soluzione peggiore sia in termini di mantenimento del valore del complesso aziendale che di tenuta del sistema economico.

 

Come coinvolgere quindi le banche?

A mio parere in questo caso sono proprio i consulenti e l’esperto a giocare un ruolo fondamentale nel coinvolgimento attivo delle banche. L’esperto dovrà essere in grado di comprendere il valore dell’azienda valutando realmente se vi sono i margini per un’inversione del trend anche alla luce delle concessioni ottenibili dalle banche e comunicando bene la serietà del progetto di riorganizzazione dell’impresa.

È importante che l’esperto assumi realmente il ruolo di mediatore (non potrà essere richiesto all’esperto stesso la redazione del piano o l’ideazione della manovra finanziaria) e che rappresenti una figura imparziale ed equidistante che avvalora la capacità e l’affidabilità del piano a perseguire il risanamento e la sostenibilità dei debiti. La figura dell’esperto, intesa in questi termini, agevola quindi la trattativa perché rassicura le banche sulla bontà del piano: più gli esperti si dimostreranno veramente capaci, più la composizione negoziata si rivelerà uno strumento di straordinaria efficacia.

Altro ruolo importante per la buona riuscita del processo sarà quello rivestito dai fondi di turnaround, ovvero gli operatori specializzati nell’ambito della crisi di impresa che grazie all’opportunità stragiudiziale offerta dalla composizione negoziata potranno entrare con più facilità nelle aziende in difficoltà.

Le banche e gli imprenditori saranno chiamati ad accogliere queste soluzioni e agevolare l’ingresso dei fondi che grazie alle loro competenze specifiche saranno in grado di supportare la ripartenza con nuova governance e nuovi obiettivi riportando le imprese sul mercato più forti e strutturate.

 

Qual è il nuovo scenario per i fondi di turnaround?

Sebbene il numero degli operatori specializzati su questi interventi in Italia sia ancora limitato, le ragioni che portano ad una ridotta presenza sembrano essere superate con il nuovo strumento, infatti lo stesso risponde fortemente alle difficoltà tipiche per gli investitori ovvero l’asimmetria informativa e la tempistica che caratterizza la crisi di impresa.

La ridotta qualità e quantità dei dati e delle informazioni è caratteristica forte delle nostre piccole e medie aziende, dovuta a un controllo di gestione carente che obbliga il potenziale investitore ad uno sforzo di due diligence particolarmente rilevante. La tempistica inoltre è un altro aspetto importante: se le analisi e le trattative non si svolgono in tempi ristretti e in condizioni e contesti definiti, si rischia che la situazione venga compromessa e che la trattativa sia in corso mentre l’azienda sta sperimentando blocchi alle consegne, fermi produttivi e agitazioni sindacali.

Tutto questo, che normalmente porta gli investitori lontano dai processi tipici per l’acquisto di aziende, viene superato dall’introduzione del nuovo strumento della composizione negoziata che interviene garantendo completezza informativa (grazie alla figura dell’esperto e alle analisi economiche e finanziarie preliminari) e ristrettezza dei tempi (inserendo il termine ultimo dei 180 giorni per definire e chiudere il processo di ristrutturazione).

Sanando queste incertezze, la composizione negoziata avvicinerà sempre più gli investitori specializzati, che saranno quindi disposti ad offrire un prezzo maggiore per l’acquisto di aziende o di rami di esse allineando i loro interessi anche a quelli di imprenditori e banche.

 

Ci troviamo quindi di fronte ad un’ondata di operazioni?

Sicuramente ci troviamo di fronte ad una stagione in cui le operazioni di turnaround saranno sempre più necessarie, anche perché le misure intraprese dal governo negli ultimi mesi sono intervenute sul debito ma il debito andrà ripagato e ci troveremo di fronte a numerosi processi di ristrutturazione.

I fondi giocheranno un ruolo di primo piano immettendo nel sistema liquidità, anche tramite gli strumenti finanziari di “turnaround financing” che garantiscono la finanza necessaria per ripartire, rafforzando i modelli operativi e sostenendo il tessuto imprenditoriale.

In questa direzione va visto anche il recente intervento di AIFI che ha sottolineato l’importanza di investire sui fondi di turnaround per evitare che aziende di valore scompaiano dal mercato, avviando un percorso di approfondimento sul mercato italiano del turnaround in collaborazione con Back to Profit (come già anticipato nella sezione “Overview”) per comprendere quante sono le aziende a rischio default e quale sia l’operatività dei soggetti impegnati nel turnaround.

Di rilievo sono state anche altre iniziative del governo in tal senso, ricordiamo una su tutte la costituzione recente del Fondo salvaguardia imprese attraverso la struttura per le crisi di impresa, gestito da Invitalia, con una dotazione di circa €300 milioni che interviene acquisendo partecipazioni di minoranza in capitale di rischio di imprese in difficoltà.

Nonostante la sua recente costituzione il fondo già conta al suo attivo la chiusura di 5 operazioni con l’ingresso in aziende del tessuto imprenditoriale italiano con un forte potenziale di crescita (Canepa, Corneliani, Sicamb, Officine Cerutti, Walcor) che hanno avviato un piano di ristrutturazione per garantire la continuità e salvaguardare l’occupazione.