Sostenibilità: gli ultimi aggiornamenti regolatori
La sostenibilità è oggi uno dei pilastri fondamentali per la competitività delle imprese. Non rappresenta più soltanto un insieme di pratiche orientate alla tutela dell’ambiente e alla responsabilità sociale, ma una leva strategica in grado di generare valore nel lungo periodo: riduce i rischi, rafforza la reputazione, attrae investitori e risponde alle nuove aspettative degli stakeholder.
Negli ultimi anni, il quadro normativo europeo si è evoluto rapidamente, con l’obiettivo di guidare le aziende verso modelli più responsabili e trasparenti. Tuttavia, negli ultimi anni abbiamo assistito a un significativo processo di semplificazione normativa, volto a rendere gli obblighi più proporzionati e meno onerosi, pur mantenendo intatti i principi ispiratori della transizione sostenibile.
L’“EU Sustainability Rules Reset” di gennaio 2026 segnala che, se da un lato la regolamentazione diventa più snella, dall’altro cresce l’importanza della leadership volontaria: rischi fisici e di transizione, pressioni da investitori e supply chain e aspettative dei clienti continuano a rendere la sostenibilità una leva competitiva essenziale.
Sul tema è intervenuto anche Alessandro Fusellato, in un’intervista che approfondisce:
- l’evoluzione delle direttive europee,
- le implicazioni strategiche per le imprese,
- le opportunità competitive legate alla transizione sostenibile.
Questa intervista offre una prospettiva concreta e manageriale su come le aziende possono affrontare con successo le nuove sfide normative e trasformarle in vantaggio competitivo duraturo.
Inoltre, per favorire una comprensione uniforme dei temi trattati, si rimanda anche al glossario di Sostenibilità, dove sono raccolti e spiegati i principali termini del settore.

Dalle regole alla competitività: la nuova era della sostenibilità
a cura di Alessandro Fusellato

Quali sono le principali novità normative in ambito sostenibilità che le aziende devono conoscere oggi?
Il 2026 rappresenta un anno di svolta per la regolamentazione europea in materia di sostenibilità. L’approvazione del pacchetto “Omnibus” ha infatti modificato profondamente il perimetro applicativo della CSRD, con l’obiettivo dichiarato di rendere più proporzionato l’onere di rendicontazione per le imprese, senza però ridurre la pressione verso una gestione sempre più trasparente e responsabile dei temi ESG. L’innalzamento delle soglie previste per la rendicontazione obbligatoria – 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato – non solo riduce il numero di aziende immediatamente coinvolte, ma introduce anche un nuovo equilibrio tra obbligo normativo e volontarietà strategica. Restano comunque aperti alcuni nodi importanti: tempi e modalità di recepimento nazionale, gli standard settoriali in uscita, e l’evoluzione futura degli orientamenti EFRAG, che continueranno a guidare le imprese verso una maggiore maturità nei processi di raccolta e gestione dei dati ESG.
Questa modifica normativa riduce l’importanza della sostenibilità per il mondo corporate?
Assolutamente no. La sostenibilità non perde rilevanza: cambia semplicemente la modalità con cui le aziende sono chiamate a integrarla nei propri modelli di business. La semplificazione normativa non equivale a un disimpegno: al contrario, enfatizza la responsabilità delle imprese nel costruire una strategia solida, indipendente da obblighi formali. Investitori, istituti di credito e consumatori continuano a richiedere informazioni affidabili, comparabili e credibili sulle performance ESG. Le aziende che riducono gli investimenti rischiano di perdere competitività, accesso ai capitali e credibilità sul mercato. Oggi più che mai la sostenibilità diventa una componente essenziale della reputazione aziendale, oltre che un driver di mitigazione dei rischi operativi e di filiera.
Qual è oggi il ruolo strategico della sostenibilità nelle aziende italiane?
Per le imprese italiane, la sostenibilità è ormai una leva strategica a tutti gli effetti, capace di incidere su innovazione, posizionamento competitivo e gestione dei rischi. Non è più solo una questione di trasparenza: è un fattore di differenziazione, in grado di attrarre talenti, migliorare l’efficienza operativa e favorire l’accesso a capitali più competitivi. Le aziende che investono oggi in strategie climatiche, gestione responsabile delle risorse e politiche sociali evolute costruiscono un vantaggio competitivo destinato a consolidarsi nel medio-lungo periodo. Si osserva una crescente integrazione degli indicatori ESG nei processi decisionali, dalla definizione del piano industriale alla gestione dei rapporti con gli stakeholder, fino alla progettazione di nuovi modelli di business più resilienti.
Avete ampliato la vostra offerta di servizi ESG: cosa include oggi?
L’offerta ESG si è evoluta per rispondere alle nuove esigenze delle imprese. Oggi copriamo l’intero ciclo di vita della sostenibilità aziendale: dalla definizione della strategia, alla realizzazione della doppia materialità (DMA), alla predisposizione del Piano di sostenibilità. Abbiamo potenziato le competenze sulla decarbonizzazione, sulla gestione dei rischi climatici e sulla raccolta dati lungo la supply chain, includendo strumenti digitali e modelli avanzati di analisi. Supportiamo inoltre le aziende nel percorso di assurance sul reporting, nella mappatura dei rischi ESG e nello sviluppo di policy e framework interni capaci di garantire continuità e coerenza nel tempo.
Come si è evoluto il vostro team per far fronte alle nuove esigenze del mercato?
Il team si è ampliato sia in termini numerici sia nelle competenze. Oggi integra figure con background verticali in data analysis, risk management, governance e reporting avanzato. Questa multidisciplinarità ci permette di accompagnare i clienti in percorsi sempre più complessi, che richiedono una visione strategica ma anche padronanza tecnica. La crescente domanda di professionalità ESG ha spinto a creare un modello di lavoro più integrato, in cui le competenze digitali e la conoscenza normativa si combinano per fornire un supporto ad alto valore aggiunto.
Come state supportando le aziende nell’interpretazione delle nuove soglie e dei nuovi criteri CSRD?
L’innalzamento delle soglie lascia molte aziende fuori dal perimetro, ma non elimina la necessità di strutturare un sistema di governance ESG efficace. Supportiamo i clienti attraverso analisi di scenario, valutazioni di esposizione ai rischi climatici e operativi, definizione dei KPI essenziali e predisposizione di processi scalabili che permettano di crescere nel tempo. Il nostro obiettivo è aiutare le imprese a costruire un framework solido, indipendentemente dal fatto che siano o meno soggette alla CSRD: la capacità di gestire i dati ESG è comunque un requisito chiave per dialogare con stakeholder finanziari e commerciali.
L’alleggerimento degli obblighi potrebbe rallentare gli investimenti ESG?
Nella pratica, stiamo osservando un fenomeno diverso: l’incertezza normativa sta spingendo molte aziende a investire con maggiore convinzione. Le imprese comprendono che anticipare i futuri requisiti permette di evitare costi correttivi più elevati, migliorare la propria trasparenza e rafforzare il rapporto con clienti e investitori. La sostenibilità non è più percepita come un semplice adempimento, ma come un asset immateriale strategico, capace di generare fiducia, proteggere la reputazione e consolidare la competitività nel tempo.
Quali sono le priorità operative che suggerite ai vostri clienti nel 2026?
Le priorità rispecchiano tre direttrici principali: rafforzamento della governance, qualità dei dati e integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale. Suggeriamo alle imprese di concentrarsi su: individuazione chiara dei temi materialmente più rilevanti, strutturazione di processi interni per la raccolta dati affidabili, definizione di obiettivi quantitativi e allineamento agli standard EFRAG, anche se non obbligatorio. Queste attività costituiscono la base per costruire una rendicontazione efficace e prepararsi a un contesto che continuerà a evolvere.
Come cambierà il reporting di sostenibilità nei prossimi anni?
Nei prossimi anni assisteremo a una crescente armonizzazione degli standard e a un maggiore ricorso ai dati quantitativi, in linea con le aspettative del mercato e della regolamentazione europea. L’ingresso di standard volontari per le imprese non soggette alla CSRD contribuirà a diffondere una cultura della trasparenza più omogenea. Allo stesso tempo, crescerà l'attenzione verso la mitigazione del greenwashing, con controlli più stringenti e richieste di maggiore rigore metodologico. Il reporting sarà sempre più integrato con la strategia aziendale e con i sistemi di pianificazione interna.
Guardando al futuro, qual è il vostro messaggio alle aziende?
Il messaggio è chiaro: la sostenibilità rappresenta un investimento. Le trasformazioni climatiche, tecnologiche e normative in corso richiedono visione, responsabilità e capacità di adattamento. Le aziende che investono oggi — indipendentemente dall’obbligo normativo — costruiranno un posizionamento competitivo più solido e resiliente. Questo è il momento di consolidare i processi, non di rallentare.
Glossario
a cura di Martina Cersosimo
Sostenibilità (Corporate Sustainability)
L’abilità di un’impresa di creare valore nel lungo periodo bilanciando risultati economici, impatti ambientali e ricadute sociali. Ormai è parte della strategia: influenza accesso al capitale, licenza sociale ad operare, capacità di attrarre talenti e clienti.
ESG (Environmental, Social, Governance)
Cornice per valutare performance non finanziarie:
- E: clima, energia, acqua, rifiuti, biodiversità
- S: lavoro, diritti umani, sicurezza, comunità, catena di fornitura
- G: board, controlli, etica, remunerazioni
È il linguaggio comune tra imprese, investitori e banche.
Doppia materialità (DMA)
Valuta la rilevanza dei temi ESG da due prospettive complementari:
- Materialità d’impatto (Inside‑out) che analizza come l’azienda influenza l’ambiente e la società.
Esempi: emissioni, diritti umani nella supply chain, impatti sulla biodiversità. - Materialità finanziaria (Outside‑in), che analizza come i temi ambientali e sociali influenzano l’azienda in termini di rischi e opportunità.
È obbligatoria con adozione CSRD e determina cosa rendicontare nel BdS.
Stakeholder
Soggetti influenzati o che influenzano l’azienda (dipendenti, clienti, fornitori, comunità, banche, regolatori), che determinano aspettative, rischi e opportunità.
SDGs
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ossia un insieme di 17 obiettivi globali, definiti dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030, che mirano a promuovere uno sviluppo economico, sociale e ambientale equilibrato. Offrono un linguaggio comune e riconosciuto a livello internazionale e aiutano le imprese ad allineare le proprie strategie agli obiettivi globali.
Net Zero / Decarbonizzazione
Riduzione profonda delle emissioni e compensazione residua per arrivare a emissioni nette zero su tutta la catena del valore.
Allinea l’azienda agli obiettivi climatici (1,5°C) e riduce rischi regolatori e di mercato.
Scope 1, 2, 3 (GHG Protocol)
Cos’è: Classificazione delle emissioni:
- Scope 1: dirette da attività proprie (caldaie, veicoli)
- Scope 2: indirette da energia acquistata (elettricità, calore, vapore)
- Scope 3: indirette lungo la catena del valore (fornitori, uso prodotti, viaggi, rifiuti)
Lo standard ESRS E1 richiede la rendicontazione completa di Scope 1, 2 e 3. Le istituzioni finanziarie utilizzano sempre più i dati sulle emissioni totali (incluso Scope 3) per valutare rischi e condizioni di finanziamento.

TCFD e gestione del rischio climatico
Quadro di disclosure su governance, strategia, gestione dei rischi e metriche/target climatici, incluse analisi di scenario (es. 1,5°C, 2,7°C). spesso è richiesto da investitori, in convergenza con ESRS e normative bancarie.
Assurance (limited / reasonable)
Verifica indipendente del report ESG: limited (plausibilità) o reasonable (livello più alto, simile al financial audit).
Consente di aumentare credibilità, richiesta dalla normativa europea in modo crescente ed è obbligatoria per le aziende soggette agli obblighi normativi previsti dalla CSRD.
CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive)
Direttiva UE che amplia platea, contenuti e qualità del reporting di sostenibilità, con phasing‑in per dimensione e quotazione.
Trasforma la sostenibilità in un obbligo di reporting rigoroso, integrato nella relazione di gestione.
ESRS (European Sustainability Reporting Standards)
Sono gli Standard tecnici obbligatori elaborati dall’EFRAG e previsti dalla CSRD (ESRS 1-2 + tematici E, S, G): sono articolati in un centinaio di datapoint, che costituiscono gli elementi informativi da riportare all’interno del Bilancio di Sostenibilità.
EU Taxonomy
Classifica attività economiche “sostenibili” secondo criteri tecnici (DNSH, salvaguardie minime); si basa su richieste di disclosure su turnover, capex, opex allineati alla tassonomia.
CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) – in arrivo/applicazione graduale
Obbliga le grandi imprese a condurre due diligence su diritti umani e ambiente nella catena del valore.
Spinge contrattualistica, audit fornitori, remediation e governance supply chain.
Greenwashing
È prevista dal Il D.Lgs. 30/2026, in vigore dal 24 marzo 2026 e applicabile dal 27 settembre 2026, recepisce la direttiva UE 2024/825 ("Empowering Consumers"). Implica dichiarazioni ambientali fuorvianti o non supportate da evidenze ed espone l’azienda a Rischi legali, reputazionali e commerciali, attraverso un linguaggio vago e superficiale: servono solide basi dati, perimetri e metodi.
Economia circolare
Si tratta di un modello che massimizza uso e valore dei materiali riducendo rifiuti (ridurre, riusare, riciclare, rigenerare), riduce costi e rischi supply e apre nuove linee di ricavo.
Diversità, Equità e Inclusione (DEI)
Politiche e pratiche per promuovere pari opportunità e un ambiente inclusivo (es. Obiettivi su gender balance in leadership, pay equity analysis.). Migliora performance, attrattività e riduce rischi legali.
Sustainable Finance / Green & Sustainability‑Linked Instruments
Strumenti finanziari legati a progetti “verdi” (green bond/loan) o a KPI ESG (sustainability‑linked) con meccanismi di step‑up/step‑down sul pricing. Riduce costo del capitale e disciplina il raggiungimento dei target.
