Private equity

L’Italia torna nel mirino dei fondi private

Cresce l’interesse verso le medie aziende italiane grazie al ritrovato appeal del Paese presso gli investitori internazionali e alla spinta positiva della normativa comunitaria.

I livelli degli altri Paesi europei restano distanti, ma i segnali che arrivano dal private equity italiano indicano chiaramente la marcia del settore, che cresce grazie al ritrovato appeal dell’Italia presso gli investitori internazionali. Un buon viatico per le nostre imprese che hanno buoni progetti di crescita e finora hanno incontrato difficoltà a finanziarsi per la grande prudenza nella concessione del credito da parte delle banche.

Intervistato sul tema anche Stefano Salvadeo, che vede una spinta positiva della convergenza europea e dichiara: “Nei team di investimento dei desk italiani dei vari fondi internazionali si parla sempre più spesso in inglese e i comitati di investimento sono quasi sempre costituiti dai rappresentanti internazionali dei vari uffici locali. Questo, oltre a favorire il posizionamento dell’Italia in una visione strategica più estesa, favorisce un processo di contaminazione culturale unico nel suo genere”.

Il canale di sbocco è la Borsa

“Tra le top 50 delle società quotate a Milano spiccano proprio quelle che hanno un vissuto con il mondo del private equity (il cosiddetto private equity backed), tra le quali Prysmian, Moncler, Yoox, Anima Sgr, per citarne alcune”. L’analisi di Stefano Salvadeo indica un possibile canale di sbocco per le aziende che per un periodo della loro vita sono partecipate da fondi private. “Un forte segnale di sviluppo da parte del nostro Paese è dato dalla crescita delle operazioni di venture capital, da sempre uno dei punti di debolezza del nostro sistema, il cui impatto a livello competitivo ci ha sempre sfavorito a livello internazionale. Dopo anni passati a censire poche decine di operazioni l’anno, il 2015 registra ben 122 deal di early stage, che rappresentano oltre il 35% dell’intero mercato.

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