International Business Report (IBR)

Ottimismo in crescita ma preoccupa la carenza di competenze

Alessandro Dragonetti Alessandro Dragonetti

La carenza di competenze rappresenta una possibile minaccia

L’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton evidenzia come la carenza di competenze sul posto di lavoro rappresenti una possibile minaccia alla ripresa dell’ottimismo delle imprese.

  • L’ottimismo delle imprese a livello mondiale ha raggiunto i massimi storici trimestrali, a +51%, registrando un aumento per cinque trimestri consecutivi
  • L’ottimismo negli Stati Uniti ha raggiunto il massimo storico all’81%, in Europa ha toccato la percentuale più alta mai riportata negli ultimi due anni, al 50%, mentre quello in Cina resta vicino al massimo triennale del 48%
  • I piani per l’incremento delle assunzioni nel prossimo anno hanno raggiunto il livello record del 36%
  • Allo stesso tempo, però, la percentuale delle imprese che ritengono che la mancanza di lavoratori qualificati sia un impedimento è salita a uno su tre (35%), raggiungendo i massimi storici

I dati emersi dall’ International Business Report (IBR) di Grant Thornton, sondaggio a livello mondiale condotto tra imprenditori e manager di 2.500 società in 36 Paesi, hanno rivelato che nonostante l’ottimismo delle imprese abbia raggiunto i massimi trimestrali, all’orizzonte potrebbe comunque esserci una tempesta, rappresentata dalla carenza di lavoratori qualificati. Oltre ad un maggiore ottimismo, il sondaggio sottolinea anche un incremento delle attese sui ricavi e sulla redditività. Ad ogni modo, i crescenti timori in merito alla forza lavoro qualificata potrebbero minare questa fiducia.

I risultati mostrano che l'ottimismo delle imprese a livello mondiale ha raggiunto il massimo trimestrale, a + 51%[1] nel secondo trimestre di quest'anno, con l’ottimismo in aumento per cinque trimestri consecutivi. Negli Stati Uniti si denota una fiducia notevole: l'ottimismo ha raggiunto il massimo storico dell'81%; nell'Unione Europea, invece, il dato ha raggiunto il livello massimo negli ultimi due anni (50%), mentre in Cina rimane al 48%, vicino ai massimi triennali.

A sostegno di ciò, anche le stime globali sui ricavi hanno raggiunto il massimo trimestrale, al 56%, così come le attese su una maggiore redditività (47%). Tuttavia, in questo trimestre si è manifestato anche un record negativo: è infatti aumentata la percentuale di imprese che vedono la mancanza di lavoratori qualificati come un vincolo, con un rapporto di poco superiore a uno su tre (35%). Anche questo dato percentuale è il più elevato su base trimestrale.

“I risultati dell’IBR sembrano mostrare un’economia in ripresa, dal momento che nel 2° trimestre dell’anno i livelli di ottimismo delle imprese hanno raggiunto la percentuale più alta degli ultimi 15 mesi, anche per quanto riguarda le attese sull’andamento dei ricavi e dei profitti”, commenta Alessandro Dragonetti, Co-Managing Partner e Head of Tax di Bernoni Grant Thornton.

Stando a quanto emerso dai dati dell’IBR, a livello mondiale, il numero delle imprese che stimano un incremento delle assunzioni nei prossimi 12 mesi è salito a +36%, altro dato da record.

“Tuttavia, non deve essere trascurato il campanello d’allarme rappresentato dalla carenza di personale qualificato, che potrebbe minare l’outlook positivo evidenziato dalle aziende”, aggiunge Dragonetti. Infatti, la percentuale di imprese che temono che la carenza di lavoratori competenti possa mettere in pericolo la crescita, se paragonati con quella del 2016, è cresciuta, dall’inizio del 2017 ad oggi, di 2 punti percentuali in Asia-Pacifico e in Nord America e di 5 punti percentuali in Europa.

Inoltre, pur con un aumento delle aspettative di redditività, nei prossimi 12 mesi solo un’impresa su cinque a livello globale (20%) prevede di incrementare i salari al di sopra dell'inflazione - in calo di 1 punto percentuale rispetto al primo trimestre del 2017. Una notevole eccezione è rappresentata della Germania, dove i piani per aumentare gli stipendi al di sopra dell’inflazione sono passati dal 35% al 43%.

“La capacità di attrarre il talento sta diventando sempre più una tematica a lungo termine che le imprese sono chiamate ad affrontare”, aggiunge Dragonetti. “La variabile retributiva costituisce una delle leve più immediate, ma non è l’unica. Per acquisire e mantenere il capitale umano necessario a garantire la crescita futura sono altrettanto importanti i programmi di formazione professionale, i piani di welfare aziendale e la collaborazione tra il mondo privato e le istituzioni pubbliche nell’ambito di percorsi formativi per gli studenti che consentano ai giovani un’effettiva alternanza scuola-lavoro”.



[1] Percentuale netta, ossia totale di risposte ottimistiche meno totale risposte pessimistiche.

Dragonetti intervistato da Askanews sui dati IBR
Il Piano Industria 4.0 spinge anche gli investimenti esteri Guarda la videointervista