Smart working

Smart working: a che punto siamo in Italia?

Nella giornata mondiale dei genitori, viene spontaneo chiedersi se in Italia i progetti destinati al miglioramento dell’equilibrio vita-lavoro abbiano preso piede e in che misura.

Abbiamo esaminato i dati raccolti dall'Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano per il 2017 ed è emerso un quadro tutto sommato positivo, nonostante non ci sia stato un vero e proprio boom di questi strumenti dall’entrata in vigore della legge n. 81/2017.

Ma cerchiamo di capire più da vicino cosa si intende per Smart Working e quali sono i numeri di questo fenomeno.

Il concetto di smart working – o lavoro agile - ricomprende molteplici aspetti: dalla flessibilità dell’orario e del luogo della prestazione lavorativa fino a forme di welfare aziendale per facilitare i lavoratori genitori o impegnati in forme di assistenza parentale.

Secondo i dati dell’Osservatorio, nel 2017 gli smart workers stimati erano 305.000 e il 36% delle grandi aziende aveva lanciato progetti strutturati di lavoro agile, contro il 30% del 2016.

Per quanto riguarda invece il comparto delle PMI, sebbene il 40% delle aziende intervistate si dichiarava “non interessato” al fenomeno, in particolare per la limitata applicabilità nella propria realtà aziendale, risulta che il 22% ha progetti di Smart Working in essere, ma solo il 7% di queste li ha attivati attraverso iniziative strutturate.

Nella Pubblica Amministrazione invece solo il 5% degli enti sta seguendo progetti strutturati e un altro 4% segue un approccio più informale. Nonostante la scarsa applicazione nel settore della PA, l’interesse è notevole: infatti ben il 48% ritiene l’approccio interessante, mentre un ulteriore 8% ha già pianificato iniziative per il prossimo anno e solo il 12% che si dichiara non interessato.

Lo Smart Working è ormai realtà anche in Italia, ma le iniziative volte a ripensare l’organizzazione del lavoro in maniera radicale sono ancora poche, poiché sussistono ancora molte resistenze al cambiamento da parte delle aziende e anche dei lavoratori stessi.

Eppure, i benefici economici, sociali e ambientali in termini di minore inquinamento derivanti dalla riduzione degli spostamenti, sarebbero notevoli.

Sempre dai dati forniti dall’Osservatorio risulta che l’adozione di un modello strutturato di Smart Working può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi. Insomma con un’adozione dello smart working estesa si potrebbe contribuire alla crescita del PIL di qualche decimale contribuendo al miglioramento della situazione economica del nostro Paese.

Per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all'anno in termini di spostamenti; per l'ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.

Inoltre, lo smart working ha anche delle ricadute positive sulla percezione che il lavoratore ha dell’azienda, del proprio ruolo e del proprio coinvolgimento all’interno dell’azienda. Infatti chi beneficia di queste modalità si distingue per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori.

Strumenti e forme di smart working

Ovviamente il supporto della tecnologia per lo sviluppo di queste nuove modalità di lavoro è fondamentale. Nelle grandi organizzazioni, a prescindere dalla presenza di un progetto di Smart Working, le tecnologie che supportano il lavoro da remoto sono già diffuse: in modo particolare le soluzioni a supporto della sicurezza e dell’accessibilità dei dati da remoto e da diversi device (95%) e device mobili e mobile business app (82%).

Molto spesso sono presenti servizi di social collaboration integrati a supporto della collaborazione e della condivisione della conoscenza (61%), mentre meno diffuse sono le workspace technology che permettono un utilizzo più flessibile degli ambienti, agevolando il lavoro in mobilità all’interno delle sedi aziendali (36%).

Oltre a nuove modalità di organizzazione del lavoro, lo smart working include anche altre agevolazioni più improntate sul welfare aziendale tra cui: assistenza sanitaria, somme per prestazioni dirette per familiari anziani o non autosufficienti, supporto all’istruzione dei figli, servizi di mensa e trasporto, buoni pasto e servizi di ricreazione, convenzioni con campi estivi e ludoteche per i mesi di chiusura delle scuole e così via.

Ma anche soluzioni di welfare contrattuale cioè anche contributi alla previdenza complementare e alle casse sanitarie offerte in maniera uniforme a tutti i lavoratori o a quelli con reddito relativamente più basso differenziandosi così dai cosiddetti fringe benefits che sono intesi solo per alcune categorie di lavoratori e solitamente correlati al raggiungimento di risultati.

Il cambio di mentalità totale rispetto al modo di concepire agevolazioni e benefici è ancora lontano, ma il mondo del lavoro si sta sempre più aprendo verso un diverso modo di remunerare il lavoratore, diverso dal semplice premio produttività o aumento di stipendio con soluzioni che sempre di più coinvolgono l’aspetto privato della vita del lavoratore che diventa centrale per il suo benessere e per la produttività all’interno dell’azienda. 

Fonti: Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano 2017; “Il futuro del lavoro” di Gianluca Spolverato ed. GueriniNext, giugno 2017

Stefano Salvadeo commenta
Lo smart working rivoluziona gli studi Leggi l'articolo de Il Sole 24 Ore (PDF) [873 KB]