PMI

Meno tasse, una cura contro il credito difficile

Giuseppe Bernoni Giuseppe Bernoni

Nonostante il disgelo il rapporto banche-imprese resta complicato: crescono i prestiti alle aziende, ma solo per le grandi. L’idea: sconti a chi si quota o fa aumenti di capitale per la crescita.

Gli ultimi dati della Banca d’Italia evidenziano un quadro discontinuo delle piccole e medie imprese italiane: aumenta il numero delle sofferenze, ma cresce anche il numero delle aziende virtuose.

La difficoltà dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese pone come immediato riflesso il calo della produzione. Nei primi nove mesi del 2016 l’attività nell’industria ha continuato a espandersi a ritmi moderati. Ma gli incrementi hanno riguardato di più le medie imprese e molto meno le piccole.

Quali strumenti potrebbero invertire la linea di tendenza? “La leva fiscale è sicuramente uno degli strumenti più efficaci e rapidi per consentire l’immediato rilancio degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese – osserva Giuseppe Bernoni, commercialista, pioniere degli studi associati e fondatore di Bernoni Grant Thornton –. Ecco perché gli incentivi fiscali previsti in tal senso dalla manovra di governo sono apprezzabili. Interventi che puntano a contribuire di riflesso alla crescita economica e allo sviluppo dell’occupazione. Ben vengano, quindi, non solo le agevolazioni per le aziende che investono in ricerca e nuove tecnologie ma anche il sostegno alle startup innovative. Senza dimenticare la proroga del super-ammortamento del 140% sull’acquisto di beni strumentali o l’iper-ammortamento al 250% per le aziende che comprano macchinari e software”.

E una via alternativa al credito bancario? “Agevolazioni fiscali alle società che investono nello sviluppo dell’impresa i proventi finanziari ottenuti dalla quotazione in Borsa di una parte delle azioni" – prosegue Bernoni. "Incentivi che potrebbero essere concessi anche ai soci che sottoscrivono un aumento di capitale destinato alla crescita dell’attività imprenditoriale”.