Voluntary Disclosure

Voluntary disclosure bis: poche le adesioni presentate

Alessandro Dragonetti Alessandro Dragonetti

Alessandro Dragonetti, Co-managing partner e Head of Tax di Bernoni Grant Thornton, interviene sul tema della voluntary disclosure bis con un articolo apparso sul mensile PRIVATE.

“A poche settimane dalla chiusura per la presentazione delle istanze per regolarizzare la propria posizione con il Fisco e far riemergere capitali non dichiarati, il numero di contribuenti che hanno aderito alla Voluntary Disclosure-bis risulta ancora troppo basso. Se la precedente edizione aveva permesso allo Stato di incassare 4 miliardi di euro, le stime dell’Agenzia delle Entrate, questa volta, si fermano a 1,6 miliardi. Considerando che precedentemente erano ‘rientrati’ 60 miliardi di euro, questa volta ci si attende una cifra molto inferiore” commenta Dragonetti.

“Purtroppo, la Voluntary Disclosure-bis pare essere uno strumento non soddisfacente che presenta diversi ostacoli e insidie. [...] L’ostacolo principale che scoraggia i contribuenti a presentare l’istanza è il tema del contante: tanto quello depositato nel periodo di osservazione sui conti esteri quanto quello in giacenza nelle cassette di sicurezza. Infatti, la necessità di dare spiegazioni oggettivamente documentate sulla fonte del contante rappresenta in serio deterrente (talvolta per impossibilità oggettiva di fornire spiegazioni) all’adesione all’istituto premiale. Risulta sostanzialmente impossibile dimostrare all’Agenzia delle Entrate da dove provengano i contanti oggetto di versamento nel periodo di osservazione (2010-2015)” scrive Dragonetti, e continua: “Dall’altra parte, i contribuenti pensano di poter scegliere se presentare l’istanza o ricorrere ad altri strumenti come il ravvedimento operoso. Quello che non è chiaro è che in realtà non c’è scelta e non si può considerare il ravvedimento come un’alternativa poiché copre un periodo di tempo limitato e non ha le ampie coperture sanzionatorie tipiche della voluntary”.

Infine, conclude: “Più in generale, se si vogliono recuperare capitali nascosti al Fisco [...] bisogna agire su quei contribuenti definibili come ‘irriducibili’, cioè coloro che non si fidano ancora dell’Amministrazione finanziaria e che invece andrebbero incentivati a far riemergere le posizioni e gli investimenti non dichiarati”.

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