IT & Cybersecurity

Il settore digitale in Italia

Di Stefano Salvadeo e Nicola Seguino.

 

Nel rapporto DESI (Digital Economy and Society Index) 2017 l'Italia occupa la 25a posizione nella classifica dei 28 Stati membri dell'Unione europea. Il DESI è un indice che attraverso cinque macro aree (connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali), declinati in circa una trentina di indicatori, misura lo stato di avanzamento dei Paesi dell’EU nell’ambito della digitalizzazione dell’economia, del sistema pubblico e della società.

Rispetto all’ultima versione, i dati pur relegando il nostro Paese nelle ultime posizioni, mostrano segnali interessanti che, una volta risolte alcune discrepanze, potranno portare il nostro Paese al di fuori del gruppo di Paesi "a basse prestazioni" quali Romania, Bulgaria, Grecia, Croazia, Polonia, Cipro, Ungheria e Slovacchia.

Dunque il dato pur negativo, ha dei fondamentali che ci possono far ben sperare per il futuro.

L’introduzione su larga scala della fatturazione elettronica e l’adozione del piano per la banda larga ultraveloce ha incentivato gli investimenti pubblici e privati nelle reti NGA (Next Generation Access, cioè le nuove reti in fibra ottica). La copertura della nuova rete ha fatto un balzo fino al 72% nel 2016 contro il 41% dell’anno precedente.

Cosa ha penalizzato quindi il nostro Paese?

Le prestazioni a rilento dell'Italia dipendono, essenzialmente, dal capitale umano (ovvero in questo caso dagli utenti).

Gli internauti sono aumentati di un modestissimo 4% nell’ultimo anno, ma il problema maggiore è la competenza digitale di base. Solo il 44% delle persone le possiede e in mancanza di una sufficiente pianificazione strategica per colmare le lacune delle precedenti generazioni in termini di competenze digitali diventa sempre più problematico colmare il divario che c’è con la media europea (56%).

La creazione di competenze digitali è un punto essenziale che deve entrare a far parte nelle riflessioni in corso sul nostro sistema scolastico. Una mancanza di formazione di base provoca un effetto perverso nelle generazioni che si affacceranno sul mercato del lavoro nei prossimi anni.

L’utilizzo di internet è importante solo per il settore ludico e i social. L'unica attività web al di sopra della media è il consumo di contenuti digitali: musica, video e giochi online. Subito sotto, la percentuale di persone che utilizza internet per le reti sociali (Facebook, Instagram, Twitter, ecc.) è pari al 60%.

Purtroppo gli utenti italiani mostrano ancora una certa timidezza nei confronti di servizi avanzati, come il commercio elettronico, i servizi bancari online e servizi di e-government.

Al contrario gli “utenti professionali” ovvero le imprese hanno compiuto alcuni importanti progressi nel settore dell'integrazione delle tecnologie digitali.

Fiore all’occhiello è la diffusione della fatturazione elettronica (diffusione pari al 30% ben superiore alla media EU del 18%) mentre il fanalino di coda rimane l’e-commerce.

Nel corso del 2016 il nostro Governo ha lanciato una strategia, Industria 4.0, finalizzata a modernizzare il settore manifatturiero italiano grazie all'adozione di tecnologie digitali. Industria 4.0 ha il grande vantaggio di essere un incentivo di neutralità tecnologica e di neutralità di settore ponendosi l’unico obiettivo di modernizzare il nostro sistema manifatturiero senza privilegiare un settore rispetto ad un altro.

Il piano italiano Industria 4.0 è quindi una tappa fondamentale per ridare slancio al nostro sistema manifatturiero che è una parte fondamentale della nostra economia.

Tra le novità in questo piano strategico, l'incremento del credito d'imposta per le spese in materia di Ricerca e Sviluppo, deduzioni fiscali per partecipazioni nelle start-up innovative, fondi di capitale di rischio per le start-up.

Bernoni Grant Thornton e Grant Thornton Financial Advisory Services credono molto nelle possibilità correlate all’innovazione, alla sostenibilità e alla crescita offerte da Industria 4.0 e dal sistema di incentivi previsto per le PMI Innovative, tanto da supportarle sia con il premio “Good Energy Award”, sia con il premio “Open Innovative PMI”.

Concludendo: il divario da recuperare per portare il nostro Paese è ampio ma, per la prima volta dopo anni, si intravedono elementi di positività che fanno ben sperare per il futuro. Spetta a tutti gli operatori coinvolti continuare ad investire nel settore, ad innovare e a cercare opportunità di diffusione delle tecnologie digitali. Senza dimenticare, ovviamente, che la crescita della digitalizzazione e dei big data richiede una nuova consapevolezza nella gestione dei rischi derivanti dall’interconnessione digitale.