Tax

Disciplina tributaria: la stratificazione fa male

Servirebbe una rivoluzione anziché una continua rivisitazione del quadro esistente. È la convinzione di Alessandro Dragonetti, Managing Partner, Head of tax di Bernoni Grant Thonton. “In molti casi le annunciate semplificazioni si traducono a livello pratico in ulteriori aggravi operativi, o quanto meno non riescono a produrre quei benefici per le quali erano state pensate”, sottolinea. “L’ordinamento tributario italiano, risalente nel suo impianto ai primi anni ’70, è oggi frutto di una continua stratificazione di leggi che sono intervenute nel corso del tempo in maniera più o meno isolata, senza una vera e propria visione d’insieme”.

Nonostante il tentativo, in parte riuscito con l’attuazione della delega fiscale, di garantire semplificazione e maggiore certezza del diritto (soprattutto sotto il profilo della fiscalità internazionale), il sistema tributario nazionale resta frammentato, complesso e soprattutto di non univoca interpretazione.

Per questi motivi nel corso degli anni hanno assunto un sempre maggiore rilievo le interpretazioni fornite dall’Amministrazione Finanziaria (circolari e risoluzioni), come pure gli orientamenti della giurisprudenza, sia di merito, sia di legittimità.

Tuttavia, ricorda Dragonetti, si tratta di interventi successivi (anche di diversi anni) rispetto all’entrata in vigore delle norme, con il rischio di esporre i contribuenti a contestazioni per il periodo intercorso.

“In questo contesto”, evidenzia Dragonetti, “i funzionari e dirigenti pubblici, anche se dotati di sempre maggiori competenze specialistiche, non possono addossarsi quelle responsabilità che il legislatore non pare in grado di assumersi”.

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