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Calano gli investimenti delle imprese italiane

Nei prossimi 12 mesi le imprese prevedono una diminuzione delle esportazioni e dell’occupazione, con un aumento della domanda interna. Il tasso di ottimismo cala di 6 punti rispetto trimestre precedente ma meno rispetto Regno Unito e Spagna (- 19 punti), Francia (-18 punti).

Cala l’ottimismo delle imprese italiane per i prossimi 12 mesi: il dato emerge dall’ultimo International Business Report di Grant Thornton che monitora, a livello mondiale – svolgendo un'indagine trimestrale su 2600 dirigenti – quelle che sono le prospettive di crescita e investimento in 37 paesi nel mondo.

Nel terzo trimestre 2016 solo il 26% delle imprese italiane ha dichiarato ottimismo per l’avvenire, contro il 32% nel secondo trimestre e il 50% del primo trimestre. Che cosa è cambiato?

“L’incertezza politica di molti paesi dell’Europa, vedi Brexit, ma anche quella legata a fenomeni più locali come il referendum costituzionale in Italia – ha dichiarato Stefano Salvadeo, CEO di Grant Thornton Financial Advisory Services – portano sicuramente le imprese a maggiore prudenza. Potremmo dire che, generalmente, l’incertezza non piace alle imprese. Questo le porta a vedere al ribasso le proprie prospettive d’investimento, anche se ciò non si concretizza poi necessariamente in un effettivo decremento degli introiti. Le aziende reagiscono insomma all'incertezza macroeconomica ritardando le decisioni d’investimento e congelando di fatto le assunzioni.”

A livello mondiale l’ottimismo ha registrato un calo rispetto al trimestre precedente: -24 punti in Irlanda, -19 punti nel Regno Unito e in Spagna, -18 in Francia, -6 in Italia. Negli Stati Uniti l’ottimismo scende di 1 punto percentuale (pp), spingendo a 11pp la caduta nel corso dell'anno. A livello globale, l’ottimismo delle imprese si attesta al 33%, perdendo 11pp dal primo trimestre.

Il calo della fiducia nel Regno Unito rispecchia le conseguenze della Brexit. Prima della fine dell'anno, l'ottimismo era sulla cresta dell'onda al 74%, cadendo bruscamente al 40% e raggiungendo il livello più basso dall'inizio del 2013 con la notizia del risultato. 

Tornando alle risposte dei dirigenti italiani nel terzo trimestre, il dato sull’export è quello che colpisce maggiormente: solo il 12% delle imprese pensa aumenterà le esportazioni nel prossimo anno, la metà di quel 24% registrato nel primo trimestre, 18% nel secondo. Per quanto riguarda le esportazioni, il dato più basso mai registrato è stato quello del secondo trimestre 2013 con un 2%.

In calo anche le prospettive occupazionali: solo il 14% prevede nuove assunzioni contro un 30% del secondo trimestre. La maggiore fiducia è stata registrata nell’ultimo trimestre del 2015 con un 36%.

Riguardo agli investimenti, il 38% investirà in nuovi stabilimenti e macchinari, contro il 50% del trimestre precedente; in diminuzione anche gli investimenti in ricerca e sviluppo: 38% contro 48% nel secondo trimestre, ma in aumento dal 32% di inizio anno.

Nel dettaglio, è stato chiesto nella ricerca: "Quali sono le iniziative che realizzerete più probabilmente nel corso dei prossimi 12 mesi?" Queste le risposte dei dirigenti italiani intervistati:

  • Marketing 50%
  • Espansione dell’ attività a livello nazionale 46%
  • Reclutamento talenti specializzati 34%
  • Sviluppo e/o di lancio di un nuovo prodotto o servizio 34%
  • Espansione dell’ attività all'estero 32%
  • Miglioramento della forza vendita 22%
  • Incentivazione della produttività 22%
  • Accesso a nuove fonti di finanziamento 12%
  • M&A 4%

“Riguardo le iniziative di crescita e le risposte degli intervistati italiani” – conclude Maurizio Finicelli, presidente di Ria Grant Thornton – è interessante rilevare che un CEO o dirigente su due ritiene importante investire in politiche di marketing e di espansione dell’attività sul territorio. Un ruolo chiave per un terzo degli intervistati è il reclutamento di talenti specializzati mentre i progetti di espansione sembrano essere guidati dalla crescita per linee interne e non attraverso operazioni di fusioni e acquisizioni che vengono citate dal 4% del campione intervistato. Negli ultimi giorni e settimane i tragici fenomeni naturali straordinari che hanno colpito le Marche e l’Umbria purtroppo avranno un impatto negativo sia sull’economia sia sulle aspettative e ottimismo nel breve periodo. La risposta veloce e fattiva del Governo e delle istituzioni locali, dei sindaci, il coraggio straordinario della popolazione colpite dal terremoto, l’impegno generoso della società civile e della rete delle imprese a livello locale e nazionale sono valori ed esempi di cui tener conto, ispirarsi ed essere fieri”.